“Molti epidemiologi hanno dichiarato che è plausibile che il numero dei morti per Covid-19 sia sottovalutato in quanto non tutti i decessi vengono testati con un tampone”. Questa è la premessa dell’Analisi della mortalità nel periodo di epidemia da Covid-19 condotto dal coordinamento statistico Inps. Una tesi supportata dai dati: quelli raccolti dall’istituto di previdenza confrontano la mortalità nel periodo marzo e aprile 2020 con la media dei decessi nel periodo 2015-2019. Si scopre così che nei due mesi del lockdown l’aumento dei decessi rispetto alla media è di ulteriori 18 mila rispetto ai dichiarati ufficialmente a causa del coronavirus, fermi a quota 27 mila e 838. Ed evidenziando, così come fatto da Istat nelle scorse settimane, un aumento della mortalità generalizzato nelle aree più colpite dal virus ben superiore a quella dei dati giornalieri diffusi dalla Protezione civile e ritenuti da Inps “poco attendibili”. E portando il totale delle morti “non previste” dai dati statistici oltre quota 46 mila.

Percentuale di decessi a livello provinciale nel periodo dal 1 marzo al 30 aprile 2020 rispetto alla media 2015-2019 per lo stesso periodo (tabella Inps)

Differenze territoriali marcate tra Nord e Sud

Inps arriva alla conclusione che “con le dovute cautele, possiamo attribuire una gran parte dei maggiori decessi avvenuti negli ultimi due mesi, rispetto a quelli della baseline riferita allo stesso periodo, all’epidemia in atto”. L’istituto di previdenza, così come già fatto da Istat, divide quindi l’incidenza della mortalità per province, nelle quali le differenze di diffusione del virus hanno, conseguentemente, un impatto molto differenziato anche sulla mortalità. Si conferma così come in Sicilia il numero dei decessi, nei mesi di marzo e aprile 2020, si sia mantenuto stabile rispetto alla media degli anni precedenti, con le province di Palermo, Trapani e Agrigento che segnano anzi una diminuzione della mortalità: nel capoluogo, secondo Istat, il calo è stato del 9 per cento. Di contro a Nord, e nella provincia di Bergamo in particolare, l’aumento della mortalità ha superato il 400 per cento.

Andamento giornaliero in Italia dei maggiori decessi rilevati rispetto a quelli attribuiti al Covid-19 a partire dal 1 marzo al 30 aprile 2020 (tabella Inps)

La mortalità degli anziani sale, scende quella under 50

A supporto della tesi, ovvero di una incidenza di morti da coronavirus ben superiore ai dati ufficiali giornalieri, Inps riporta anche l’incidenza per fasce d’età. Aumentano in tutto lo Stivale i decessi di persone anziane, con un picco del 52 per cento per gli ultra 90enni, mentre la fascia d’età compresa tra i 70 e gli 89 anni ha subito un aumento di mortalità del 45 per cento. Diminuisce invece drasticamente l’incidenza delle morti per gli under 50, con un calo generalizzato che si attesta al meno 8 per cento. Più interessanti, al fine di dimostrare la tesi dell’istituto di previdenza, sono però i dati per area: mentre al Nord Italia l’aumento delle morti di under 50 è del 1 per cento, quello degli over 70 è stato del 91 per cento. Al Centro e al Sud questo dato scende drasticamente con aumenti superiori al 10 per cento solo nella fascia degli ultra 90enni, mentre i cittadini fino ai 49 anni muoiono meno, rispettivamente del 13 per cento al Centro e del 12 al Sud.