Mascherine per tutti. Anzi no. Il bando “Impresa sicura”, battezzato dal decreto Cura Italia, permette alle imprese di avere il rimborso di quanto speso in dispositivi di protezione individuale. Invitalia, l’agenzia nazionale incaricata di gestire le richieste, è stata inondata dalle prenotazioni: ne sono arrivate 249.681. Dopo una prima scrematura, quelle ritenute valide sono state 208.826 valide, per un importo richiesto complessivo poco oltre 1,2 miliardi euro. Sì, miliardi. Peccato che la dotazione disponibile fosse di 50 milioni. Sì, milioni.

Sommersi e salvati per pochi millesimi

La discrepanza tra la domanda e l’offerta è chiara. Ma per capirne ancora meglio la dimensione basta guardare l’elenco pubblicato da Invitalia delle “prenotazioni ammesse”: sono 3150 imprese. Mentre quelle non ammesse sono 191.025. Riceverà qualcosa meno di un’azienda su sessanta (se si contano solo le domande valide). Sono tutte state buttate nello stesso calderone (c’è chi ha richiesto il rimborso minimo di 500 euro chi quello massimo di 150 mila), con la logica del “primo che arriva”. Vale infatti l’ordine cronologico di presentazione. Tra l’ultima ammessa (una società di Pesaro che otterrà 150 mila euro) e la prima delle escluse (un’azienda modenese che ne aveva chiesti 21200) è trascorso meno di un millesimo di secondo. Il via libera all’invio è infatti arrivato l’11 maggio. E nonostante ci fosse tempo fino al 18, oltre 59 mila richieste sono arrivate nel primo minuto. Sono poi diventate più di 110 mila (con richieste di rimborsi oltre il miliardo) in appena 42 minuti. Mentre Invitalia veniva sommersa, in un comunicato parlava di “boom”, di “grande interesse” e di “picco di accessi” al sito. Un entusiasmo immotivato, vista l’esiguità delle risorse. Un po’ come chiedere un bicchier d’acqua e festeggiare se ti arriva una secchiata in faccia. Viva l’abbondanza.

La lotteria delle mascherine

Non è dato sapere se eventuali nuove risorse faranno scorrere l’elenco. Ma intanto le non ammesse se la dovranno vedere da sé, mentre le 3150 fortunate vedranno probabilmente i soldi attorno alla fine di giugno. La procedura, infatti, non è finita. Dal 26 maggio e fino all’11 giugno, le imprese ammesse dovranno compilare la domanda di rimborso. “Così è una lotteria”, ha spiegato il presidente di Confcommercio Pietro Agen. “Avevo impostato in associazione otto terminali, in meno di dieci minuti non è passata nessuna pratica. Se lo Stato fa interventi per contribuire alle spese per dispositivi di protezione, devono poter partecipare tutti”.