Da un mese la biofabbrica di Ramacca ha ripreso la sua attività: distribuire insetti. Nella cittadina dell’entroterra catanese si producono decine di milioni di “insetti antagonisti”, ovvero destinati ad eliminare i parassiti nelle produzioni agricole. Servono prevalentemente per le grandi coltivazioni agrumicole della Sicilia orientale (province di Catania, Siracusa, Ragusa), ma vengono utilizzati anche da alcune aziende di Agrigento e, sporadicamente, di altre province siciliane. La struttura è una eccellenza nel settore tutta siciliana: è stata creata, nel 2006, dall’Esa, l’Ente per lo sviluppo agricolo. In Italia c’è solo un altro centro destinato a queste produzioni, e tra le ventisei presenti in Europa è l’unica struttura di proprietà pubblica. A gestirla, dopo aver vinto una gara d’appalto, è l’azienda privata Spata.

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La ripresa dopo il lockdown

Durante il periodo del lockdown è stata sospesa la distribuzione di insetti antagonisti. La biofabbrica era chiusa all’esterno, anche se all’interno continuava la normale attività di produzione. “Dalla fine di aprile – spiega il responsabile della struttura, Dario D’Angelo – abbiamo nuovamente ripreso le forniture agli agricoltori, ovviamente cercando di rispettare i protocolli di sicurezza. Sono gli stessi produttori, o alcuni tecnici da essi incaricati, a prelevare gli insetti ed a portarli nelle aziende”. Una volta prelevati gli insetti devono essere utilizzati lo stesso giorno, al massimo l’indomani. “Oggi – continua D’Angelo – noi forniamo circa 250 aziende per un’estensione di circa 2 mila 200 ettari. La produzione biologica si estende sempre di più. Per la fornitura degli insetti, noi chiediamo un prezzo veramente basso”. E gli Aphytis melinus, Cryptolaemus montrouzieri, Leptomastix dactylopii – questi i nomi degli insetti prodotti a Ramacca -, fanno la differenza per la qualità degli agrumeti siciliani, come sottolineato anche dal Distretto Agrumi di Sicilia e da dall’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (Aiab) che, in una nota congiunta, hanno espresso soddisfazione per la riapertura di “un autentico ‘gioiello’ del nostro sistema agricolo”.

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Costo basso, poco tempo. “Meglio dei fitofarmaci”

Ogni azienda deve effettuare i cosidetti “lanci” quattro o cinque volte l’anno. Agatino Castorina è un agronomo siciliano. Vive a Paternò ma opera in tutto il comprensorio del Sud-Est siciliano. Ha scelto di dedicarsi al biologico, seguendo numerose aziende del settore. “La scelta del biologico – spiega – diventa sempre più importante per molti produttori. Gli insetti antagonisti hanno costano meno dei fitofarmaci. Il costo è inferiore anche per ciò che riguarda i tempi di lavorazione. In un solo giorno si riesce ad effettuare i lanci in circa 20 ettari di terreno”. Nell’agricoltura convenzionale, con l’utilizzo di fitofarmaci, “si riesce ad effettuare i trattamenti in soli due ettari”, spiega Castorina. E se per i fitofarmaci servono delle attrezzature specifiche, gli insetti non richiedono altro che l’apertura del barattolo. “Si può semplicemente passeggiare e, via via, gli insetti fuoriescono disperdendosi, in maniera uniforme, nell’agrumeto. Noi utilizziamo solitamente due barattoli per un ettaro, e ognuno contiene 10 mila insetti”. Ma non è tutto così semplice. “Per il biologico, così come per l’agricoltura che sceglie l’utilizzo del fitofarmaco – aggiunge Castorina – serve un’adeguata informazione ed una formazione. È necessario conoscere gli insetti, le caratteristiche, i tempi dei lanci. Complessivamente, il biologico garantisce comunque un quantitativo ed una produzione di qualità che non si discosta molto da quella tradizionale, i costi non sono più alti. Se si gestisce un’azienda in modo corretto, i risultati sono eccezionali. Il prodotto, inoltre, ha un gusto decisamente migliore”.

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Gli effetti positivi per l’ambiente

Come spiega Francesco Ancona, tecnico di Agrinova Bio2000, azienda di Acireale, l’immissione di insetti nei terreni, ne migliora la qualità complessiva. “Nel tempo diminuisce fortemente la presenza di parassiti dannosi per le piante. Nell’arco di dieci anni, abbiamo visto che migliora la situazione complessiva,  c’è un vantaggio anche per l’ambiente circostante”. Una pratica i cui effetti benefici sono arrivati anche nelle pianificazioni statali. “Negli Stati Uniti, vi sono delle zone dove l’immissione di insetti antagonisti è pianificato dai singoli Stati. In Italia, la scelta è lasciata solo alla libera decisione dell’agricoltore”, conclude Ancona.

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Nata nel 2006, otto anni prima della direttiva europea

Ma la nuova frontiera del biologico diventa, sempre di più, una scelta obbligata anche in Europa. “Le indicazioni dell’Unione vanno in questa direzione”, spiega Michele Assenza, responsabile dei servizi allo Sviluppo dell’Esa. Le indicazioni comunitarie impongono di “inserire nei metodi colturali l’utilizzo di mezzi chimici con quelli fisici, come le retoi e la solarizzazione, ma anche quelli biologici come i portainnesti resistenti. E, ovviamente, l’utilizzo degli insetti antagonisti può avere un ruolo importantissimo”. Nel 2014 l’Unione Europea ha emanato una direttiva che indica agli agricoltori ad applicare i principi della cosiddetta “difesa integrata”. La biofabbrica di Ramacca ha però anticipato i tempi: progettata già nel 1996, con l’utilizzo di fondi europei (arrivati nel 1999), è stata attivata nel 2006. E da allora divide il mercato con l’altra struttura italiana, Biolab di Cesena, che a differenza della biofabbrica è a gestione totalmente privata.

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Produzione: l’insetto antagonista mangia quello dannoso

Per la produzione degli insetti si utilizza un terreno vegetale che ne favorisce lo sviluppo. Gli insetti si nutrono degli insetti dannosi e così si riproducono. Quando sono pronti vengono prelevati e destinati ai campi dove continuano a fare altrettanto, sempre a danno degli insetti patogeni che danneggiano le colture. L’Aphytis melinus è un parassito ide della cocciniglia rossa degli agrumi. Il Cryptolaemus montrouzieri è un Coleottero Coccinellide, è l’insteto antagonista capace di eliminare il cosidetto “cotonello degli agrumi” (Planococcus citri) ed alcuni Pseudococcidi. Lo stesso accade per il di Leptomastix dactylopii, un Imenottero Encirtide, anch’esso destinato a debellare il cotonello. In passato, è stata avviata la sperimentazione anche per l’allevamento di altri insetti utili. Poi la produzione si è concentrata solo su alcuni. “Oggi – spiega D’Angelo – stiamo cominciando a lavorare per la produzione di altri insetti per altre colture (ortive, nocciolo, ecc.). L’ultima finanziaria regionale ha stanziato 200 mila euro: serviranno, tra l’altro, per la sperimentazione del Gryon, insetto utile per combattere la cimice del nocciolo”.

La foto è dell’Ente Sviluppo Agricolo Esa