“A mio modestissimo parere tutti i numeri statistici siciliani sono falsati in senso negativo”. Pietro Agen, presidente della Camera di commercio del sud-est, non ha dubbi: “Se fossero veri i dati sulla disoccupazione non pensate che avremmo le barricate nelle strade? Eppure, nonostante questo, alcuni settori come il turismo sono in crescita. Dobbiamo puntare su questo”. Ligure di nascita, da oltre 40 anni in Confcommercio, con un passato da presidente della confederazione a livello provinciale e siciliano, Agen è stato anche assessore comunale al Commercio nella giunta di Umberto Scapagnini. Dal settembre 2017 è il primo presidente della supercamera che riunisce Catania Ragusa e Siracusa. “Nel sud-est siciliano si producono i due terzi del Pil dell’isola, siamo quello che la Lombardia è per il resto d’Italia”, afferma, ricevendoci alle 8 del mattino nel suo ufficio in Confcommercio Catania.

L’autonomia e l’eccellenza agroalimentare siciliana

E se il sud-est è per la Sicilia quello che è la Lombardia per l’Italia, il pensiero non può che andare a quello che il governo giallo-verde si è lasciato dietro: l’ipotesi della cosiddetta autonomia differenziata. “Sono favorevole. Se noi liguri non avessimo avuto lombardi e piemontesi, oggi saremmo più indietro della Sicilia economicamente. La ricchezza una regione, o un territorio come nel caso del sud-est, non la sottrae agli altri”, afferma Agen. Ma chiarisce subito: “L’importante è che l’autonomia si unisca alla responsabilità. La regione Siciliana è un esempio di autonomia senza responsabilità, anzi con irresponsabilità. E non ha una identità”. Un esempio opposto a quanto avvenuto in Trentino-Alto Adige: “Lì, ma anche in Friuli, l’autonomia si è attuata. Sono stato in Trentino la prima volta per il servizio militare nel 1968, e c’era la fame. Sembra incredibile in una regione che ha fatto scelte strategiche e le ha portare avanti con determinazione. Hanno puntato sul loro oro verde e sul loro oro bianco, cioè turismo estivo e turismo invernale, investimenti impressionanti nel settore nel trasporto su fune, affiancati a prodotti locali come le mele Melinda o lo spumante Ferrari. Quattro o cinque prodotti, chicche, perfettamente in linea con la visione strategica”. Un discorso, quello strategico di promozione del brand Sicilia, che per Agen è quindi centrale. “Ho una certezza – afferma il presidente della Camera di Commercio del sud-est: l’agroalimentare siciliano è eccellente. Nel vino, nel pistacchio, nella mandorla, nei formaggi, nei dolci. Ma i nostri prodotti non hanno una identità. Se va in Sardegna sotto ogni cosa c’è scritto sardo. Hanno fatto diventare un simbolo anche la pecora, vendono la maglietta con le pecore. Qui c’è il luogo comune di dover vendere la mafia, e magari chi viene dall’estero vuole vedere i camerieri vestiti da picciotti. Lo trovo osceno, significa che non sappiamo vendere il marchio Sicilia”.

Potenziare il sistema fieristico a Catania

Puntando sulla promozione delle eccellenze del territorio, negli scorsi mesi, la Camera di commercio ha annunciato dei grandi investimenti per realizzare delle strutture a Catania a Ragusa e a Siracusa: un ente fiera nel capoluogo etneo, con un costo previsto di 5 milioni di euro, un palacongressi a Siracusa (3 milioni di euro per avvio e progettazione), e la ristrutturazione di un immobile da destinare a una scuola di alta formazione enogastronomica a Ragusa (2 milioni di euro). “La fiera italiana – afferma Agen -, sta andando verso il modello olandese e su questo deve puntare Catania. In passato siamo stati abituati alle grandi fiere come il Vinitaly, Oro Vicenza o le fiere di Milano. Oggi è qualcosa di più territoriale e regionale, dove le grandi aziende vanno a proporsi ai possibili compratori, con un rapporto di trasferimento anche culturale di know-how. Nella prossima fiera Rhs Ristora hotel Sicilia (organizzata da Confcommercio, ndr), porteremo aziende di levatura mondiale, altrimenti non sarebbero nemmeno presenti sul territorio. Di certo, alla grande azienda internazionale, non interessa la massaia che va a vedere gli ultimi modelli di forno, ma trovare le aziende del territorio. Oggi siamo in grado di organizzare fiere sui 3 mila metri quadri, credo che potremmo arrivare almeno a 10 mila”. Per realizzare il progetto dell’ente fiera a Catania “stiamo andando avanti nella trattativa con il comune per l’area del centro commerciale all’ingrosso a Bicocca, con progetto di 250 mila metri quadri coperti. Il piano è del 1973, io riuscii a dare il via nel 2002 quando ero assessore comunale. In quegli anni è nato il caos di Misterbianco e Motta, e costruimmo solo circa la metà dei 250 mila metri quadri. L’area usata oggi è di circa mezzo milione di metri quadri, noi vorremmo costruirne subito 10 mila per arrivare, in qualche anno, a 30 mila. Quando ne abbiamo parlato è venuto l’amministratore delegato della fiera di Roma, interessato anche a entrare nella società. Milano, invece, è interessata a fare una fiera in co-share sul Mediterranean food. Il fatto che Milano, padrona del mondo delle fiere, viene qui ci conforta sul fatto che ci sia una grande potenzialità. E la fiera porta movimenti anche a 360 gradi nelle aziende e negli spostamenti”.

Ragusa, polo d’eccellenza dell’agroalimentare

Per Ragusa Agen non ha dubbi: “è la città dell’agroalimentare, dove c’è alta cultura nella ristorazione. Del resto gli chef stellati siciliani erano a Ragusa non oggi, ma dieci anni fa”. Agen ammette: “L’idea non è geniale, ma è quella di creare qualcosa simile all’Alma di Parma e all’università dei sapori di Perugia: una scuola di alta formazione enogastronomica. A sud di Perugia non c’è granché, ma la Sicilia è il top nella cucina. Mettiamolo a regime, creiamo qualcosa di simile, vediamo di farla nascere nel ragusano. Poi abbiamo anche scoperto che abbiamo già un immobile di 2 mila metri quadri, a poco più di un chilometro dal centro, affacciato molto bene su due strade, con parcheggi anche coperti. Avvieremo a settembre le prove statiche per vedere se ci sono interventi di messa in sicurezza sismica. A fine 2020, se on si dovranno fare grandi opere strutturali, saremo pronti”.

Siracusa, doppia ipotesi per un centro congressi

Per Siracusa il progetto è di un grande centro congressi, che parte “dalla vocazione turistica della città, potenzialmente enorme con il patrimonio greco e romano anche nelle zone limitrofe. Credo – afferma Agen -, sia il posto giusto per un grande centro congressuale fino ai 3 mila e 500 posti. Quando ho incontrato le organizzazioni avevo proposto una zona non troppo lontana dal teatro greco, con benestare della sovrintendenza, per un’opera avveniristica con concorso internazionale. Che la gara magari venga vinta da Renzo Piano o da un altro grande architetto internazionale per me è indifferente, però è essenziale fare un’opera che chiarisca che Siracusa non è rimasta ferma a 2 mila e 500 anni fa. Quando parlo con i siracusani c’è l’orgoglio per Archimede e per la sconfitta degli ateniesi. Ma sono passati 2500 anni. Mi piacerebbe far vedere che anche oggi si sa fare qualcosa di avveniristico”. Il paragone è con le grande città europee: “A Londra sono state fatte strutture avveniristiche in centro che non rompono il quadro. A parte Milano e il parco della musica o il Maxxi a Roma, in Italia non ho visto nulla di simile. A Siracusa ho ricevuto una proposta, secondo me limitativa perché tra tre o cinque anni qualcuno costruirà il grande centro congressuale, di fare una struttura di 600 o 700 posti in una chiesa sconsacrata ad Ortigia. Scelta bellissima per un piccolo congresso, ma sbagliata in uno grande dove i congressisti arrivano in pullman e Ortigia è una zona vietata al transito veicolare. La visione è quella di far diventare Ortigia una sorta di bomboniera, è una proposta diversa da quella pensata da noi ma aspettiamo le schede tecniche e valuteremo. Per Siracusa, tra l’individuazione delle strutture e una gara di livello internazionale, abbiamo tempi più lunghi. Non credo che prima di sei o otto anni si possa realizzare l’ipotesi della zona del teatro antico. Per quella di Ortigia servirà qualche anno in meno”.

Dubai, il grande expo e la Sicilia

In attesa che la Sicilia del sud-est si attrezzi per accogliere grandi eventi, Dubai ospiterà un grande Expo nel 2020. “Ma io da Dubai non mi aspetto nulla”, afferma sicuro Agen, che ha promosso l’evento in Camera di commercio nelle scorse settimane. “Per dimensionamento – afferma il presidente della Camera di commercio del sud-est -, la maggioranza delle aziende non è adatta all’expo. Lì potrà andare la 3Sun, la ST, ma è molto difficile che possa andare una azienda autoctona. Mi aspetto che ci faccia conoscere le potenzialità dell’estero, quindi non solo degli Emirati. È una porta verso gli altri mercati”. Un esempio Agen lo porta con il collegamento per Dubai da Fontanarossa. “Il volo è diventato la porta per l’Australia, ci sono 20 mila australiani che verranno in Sicilia, nel primo anno. È un numero pazzesco, per una nazione con così pochi abitanti e così lontana. Peraltro, quel volo ha cominciato a caricare prodotti di tre operatori pronti a cogliere l’opportunità. Dobbiamo pensare a continuare a fare prodotti di eccellenza, non puntare sulle quantità, magari fare prodotti a livello consortile e delle chicche da poter dare ad Harrods a Londra o ad altri negozi come le gallerie la Fayette a Parigi. Con l’obiettivo di comprare uno spazio in uno di questi grandi magazzini premium, con 30 o 40 produttori siciliani”, conclude Pietro Agen.

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