Lavori fermi, polemiche istituzionali, perfino petizioni cittadine online su change.org. La realizzazione di un impianto di Biogas, in provincia di Ragusa, entra con prepotenza in Sala d’Ercole e diventa tema di dibattito parlamentare in Regione. La querelle? L’impianto green non piace a tutti, soprattutto ai cittadini di Pozzallo, dato che il sito indicato (contrada Zimmardo-Bellamagna, appartenente al comune di Modica), dista solo un chilometro dal centro abitato. “Nessuno ci obbliga a costruire l’impianto di biogas in quel sito. Ma è stato scelto perché perfettamente compatibile col piano paesaggistico della Regione e si trova a ridosso della condotta già presente per il metano”, dice a FocuSicilia Edoardo Bonaccorsi, responsabile per la Sicilia di “Iniziative Biometano”, l’azienda di Padova che ha in programma la realizzazione di un impianto anaerobico per la produzione di metano bio, ovvero proveniente dagli scarti dell’agricoltura. L’impianto, il terzo in Sicilia, verrà realizzato dalla società Biometano Ibleo, rappresentata da Michele Leocata, imprenditore modicano e amministratore delegato dell’azienda di produzione avicole Avimecc. Gli altri due, in corso di realizzazione, sorgeranno nei territori di Assoro, nei pressi dell’area industriale di Dittaino, e in quello di Aidone, in un’area agricola compresa tra Ramacca e Castel di Iudica. Bonaccorsi rassicura: “Non solo non ci saranno rischi per la salute, ma la fermentazione avviene in siti chiusi e sigillati che non producono nessuna ‘puzza’. E’ una fake news. Anzi risolvono un problema, perché di solito gli scarti, letame compreso, fermentano all’aria aperta. A confermarlo studi e pareri positivi di Arpa e Asp”.

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I dubbi del sindaco di Pozzallo

Il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, non è però dello stesso avviso. “Il problema non è l’impianto che, lo dico da medico, non ha impatti dimostrati sulla salute. Il problema è il sito, scelto senza una consultazione con la popolazione, e la puzza”. Ammatuna si fa portavoce delle paure di una comunità a vocazione turistica, che ha già prodotto tramite alcuni gestori di strutture ricettive un ricorso al Tar sul tema, al quale la giunta municipale ha dato la propria adesione: tra le motivazioni proprio le segnalazioni dei cattivi odori che arrivano a Pozzallo dagli impianti di Avimecc, principale partner di Iniziative Biometano, dalla zona industriale di Modica. E il problema “può essere risolto spostando l’impianto, che stando appena sotto i 500 chilogrammi ora non necessita di una Valutazione di impatto ambientale, all’interno del territorio enorme di Modica”. Il suo comune ha infatti appena 15 chilometri quadri di superficie, contro gli oltre 290 della città barocca. “Perché ogni opera deve essere realizzata a ridosso della nostra città? Noi abbiamo già dato, con la zona industriale a ridosso di Pozzallo, e la realizzazione dell’impianto di depurazione, che serve anche Marina di Modica. Siamo una città con il mare bandiera blu, dove in venti anni il turismo è esploso passando da tre strutture ricettive alle oltre 150 di oggi”. Ieri l’amministrazione comunale, insieme ai rappresentanti del’azienda, è stata sentita in audizione dalle commissioni Attività produttive e Ambiente dell’Assemblea regionale siciliana, e il sindaco, ribadendo la necessità di spostare il sito, ha richiesto “una relazione ambientale, come previsto dal piano paesaggistico della Regione visto lo sconvolgimento causato al territorio, e un tavolo tecnico sul tema, alla presenza del presidente della Regione Nello Musumeci o dell’assessore all’Ambiente Salvatore Cordaro”. Assenti erano invece i rappresentanti del comune di Modica. “Sembra che Modica scappi – commenta Ammatuna -, siamo da sempre due comunità legate da cordialità e amicizia, e questo problema può essere risolto con la politica. Ma devono venire a confrontarsi”.

Gli scarti? “Li paghiamo ai produttori”

Ognuno dei tre impianti previsti in Sicilia ha una capacità di 499 chilogrammi l’ora, con una produzione annua da tre mila tonnellate di metano l’anno. L’investimento per ognuno è circa 12 milioni di euro, e per farli funzionare ci vorranno cinque tecnici specializzati. A capo ci sarà una struttura amministrativa centralizzata, con un totale di una trentina di persone in tutta la Sicilia. L’impianto di Assoro sarà il primo ad entrare in funzione “entro la fine di marzo”. L’azienda, la Assoro biometano, ha già avviato nella zona la raccolta degli scarti, “pagando un corrispettivo a ogni produttore che li fornisce”, sottolinea Bonaccorsi. Si tratta soprattutto di sansa, proveniente dalla produzione di olio dei piccoli frantoi nella zona di Dittaino, oltre che di letame. Nel ragusano si prevede invece l’afflusso di siero di produzioni casearie, mentre il pastazzo degli agrumi sarà la principale fonte nella zona di Ramacca. Questi scarti vengono poi messi insieme per creare un mix adatto all’interno degli impianti “chiusi e anaerobici, perché la fermentazione non avviene a contatto con l’aria”. Si tratta di una evoluzione degli impianti di biogas (cinque quelli già presenti in Sicilia), con il fine non di produrre energia elettrica ma di gas metano da riutilizzare. “La destinazione del gas sarà per i trasporti, come previsto dal decreto biometano: noi lo rivenderemo a trader, rifornimenti e flotte”. Gli impianti siciliani si rifanno a una strategia più ampia, del “biogas fatto bene” definita dal consorzio italiano biogas. “Il sistema prevede una filiera circolare molto corta fatta di fornitori locali di scarti. Con il fine di ridurre l’emissione nell’ambiente di Co2 e metano. I produttori devono normalmente pagare per portare gli scarti nelle discariche. E non è un segreto che spesso finiscano per essere smaltiti illegalmente”.

Fondi dal ministero e la proposta di Snam

La vicinanza con la zona industriale di Modica è però uno dei principali motivi della scelta per Iniziative Biometano. Bonaccorsi ribadisce come la scelta del luogo, non legata attualmente a vincoli insormontabili, “è stata fatta con attenzione nel corso di una pianificazione durata cinque anni. Il sito è vicino ad aziende con grandi produzioni casearie, come la Parmalat, oltre ad essere collegato al metanodotto: immaginiamo di realizzare qualcosa di simile a quanto si fa ormai dagli anni Ottanta in Pianura Padana. Lì il consorzio del Parmigiano Reggiano usa gli impianti di biogas, ogni stalla ne ha uno”. Scelta avvenuta con attenzione anche per quanto riguarda gli altri impianti siciliani di Assoro e Aidone, destinatari di finanziamenti pubblici per 3,5 milioni e per i quali “abbiamo stipulato un contratto di rete con i produttori locali. Una capacità di fare network che ha portato a quaranta milioni di investimenti da parte del ministero dell’Agricoltura e di Cassa depositi e prestiti”. Risultati positivi, che proseguono anche dal punto di vista imprenditoriale. “Snam ha emesso recentemente una lettera d’intenti con la quale annuncia l’acquisizione di parte delle nostre azioni. Se Snam ha scelto noi è perché abbiamo una accountabilty migliore, e probabilmente siamo i più bravi. Il Biogas fatto bene restituisce qualcosa al territorio”, conclude il responsabile per la Sicilia di Iniziative Biometano.

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