Tutti di corsa a comprare una bici. Bene. Era l’obiettivo del “bonus mobilità”: uno sconto corposo per permettere ai rivenditori di incassare e alle famiglie di acquistare un mezzo green che limiti l’uso di mezzi pubblici (più esposti al contagio) e auto private (inquinanti). La corsa all’acquisto però (paradosso di una misura pensata per evitare il traffico) ha creato un grande ingorgo. E adesso molti acquirenti potrebbero ritrovarsi intruppati: hanno speso spinti dall’agevolazione ma senza la certezza di riceverla.

Come funziona il bonus

Il bonus mobilità è previsto dal decreto Rilancio. Può riceverlo chi risiede in città oltre i 50 mila abitanti, in comuni inclusi in città metropolitane e nei capoluoghi di provincia o regione. Copre il 60 per cento della spesa sostenuta per l’acquisto non solo di bici ma anche di monopattini, monoruota, hoverboard e segway. C’è però un tetto al contributo di 500 euro. In sostanza, lo sconto massimo si applica a un prezzo attorno agli 830 euro. Superata questa soglia, la percentuale di sconto diminuisce, trasformando di fatto il contributo in un buono da 500 euro. Regole chiare. Peccato che la loro applicazione sia un po’ più complessa.

Le due fasi dello sconto

Come chiarito dal ministero dell’Ambiente, si procede in due fasi. Nella prima (che include tutti gli acquisti a partire dal 4 maggio) si ha un rimborso. Per ottenerlo, “è necessario conservare il documento giustificativo di spesa (fattura e non scontrino) e allegarlo all’istanza da presentare mediante l’applicazione web”. Quale applicazione web? Quella che al momento non c’è. Da quando sarà scaricabile (la data non è ancora nota), si passerà alla seconda fase. Da quel momento in poi, infatti, “è previsto lo sconto diretto da parte del fornitore”. Si va in negozio e si compra con il prezzo tagliato del 60 per cento (o di 500 euro). Prima però, spiega il ministero, “gli interessati dovranno indicare sull’applicazione web il mezzo o il servizio che intendono acquistare e la piattaforma genererà il buono spesa digitale da consegnare ai fornitori autorizzati per ritirare il bene o godere del servizio individuato”. Se l’app funzionasse a dovere, il vantaggio sarebbe chiaro: una volta che i fondi si esauriscono, non viene più emesso alcun buono digitale.

Perché senza app è un problema

Nonostante sia prevista una “fase uno” senza procedura digitale, se l’app tarda è un problema. Nei negozi di tutta Italia, Sicilia compresa, c’è stata un’impennata degli acquisti. Trovare una bici in pronta consegna sta diventando, in alcuni casi, difficile. In altri ci sono tempi di attesa di settimane. È chiaro quindi che il bonus sta davvero spingendo il settore. Peccato che le risorse a disposizione siano a esaurimento. E siano poche: 120 milioni. In altre parole: se il serbatoio si svuota, il ciclista non riceve un euro, anche se ha una ricevuta in mano. Per capire che 120 milioni probabilmente non basteranno per coprire tutte le spese, è sufficiente fare due conti a spanne. Con uno bonus medio di 200 euro, i beneficiari sarebbero 600 mila. Non così tanti se si considera che nel 2019 le unità vendute sono state – secondo i dati Ancma – 1,7 milioni (incluse le bici elettriche ma esclusi i monopattini). Se ci fosse l’app, si potrebbe bloccare l’erogazione a monte e tutto potrebbe filare liscio. Ma, come detto, l’applicazione ancora non c’è. Al momento, quindi, nessuno sa quante siano le risorse disponibili.

Cosa potrebbe succedere

Se le risorse fossero esaurite (o dovessero esaurirsi prima del varo dell’app) cosa succederebbe? Vale l’ordine cronologico di acquisto? Decreto e ministero parlano solo di fondi a esaurimento, ma nulla di più. Secondo quanto riportato dal Sole24Ore, ci sarebbe un’ipotesi realistica di click day: ci si ritrova tutti appiccicati al pc e i più veloci a compilare la richiesta si beccano il bonus. Gli altri, pazienza. Ma, come evidenziato in molte occasioni, i click day sono bene che vada un pastrocchio (vedi indennità autonomi all’Inps) e male che vada poco trasparenti (vedi il decreto Cura Italia). Ci sarebbe poi un’altra opzione: ampliare la dotazione nella fase di conversione in legge del decreto. Lo ha già chiesto il ministro dell’Ambiente Costa, ma quello dell’Economia Gualtieri ha chiarito che la dote per tutti gli eventuali ritocchi (tutti, non solo per il bonus bici) è di 800 milioni. Il fondo potrebbe quindi irrobustirsi, ma le risorse a disposizione per farlo saranno poche. Nel migliore dei casi.

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