“La condanna da parte del tribunale di Catania di tre ‘caporali’ che reclutavano uomini e donne in Romania per sfruttarli nei campi e nel giro della prostituzione è un fatto positivo che ci dà due indicazioni. Dal lato della repressione la legge contro il caporalato (la 199 del 2016) sta dando i suoi frutti. Ma il persistere dello sfruttamento indica anche che sotto il profilo della prevenzione c’è ancora tanto da fare”. Lo scrivono, in una nota congiunta, i segretari generali della Cgil e della Flai siciliane, Alfio Mannino e Tonino Russo commentando gli esiti processuali dell’operazione “Boschetari” che nel giugno 2018 ha portato agli arresti degli sfruttatori nelle campagne di Acate da parte della squadra mobile di Ragusa.

“Servono le rete provinciali del lavoro di qualità”

Nel procedimento in questione la Cgil si è costituita parte civile. Mannino e Russo sottolineano che “per aggredire il problema dello sfruttamento a monte occorre istituire celermente le reti provinciali del lavoro di qualità e il collocamento pubblico quale luogo di incontro della domanda e dell’offerta di lavoro nella trasparenza”. I due esponenti della Cgil sollecitano anche la firma di un protocollo di intesa sindacati-datori di lavoro- Inps e Dipartimento lavoro per azioni congiunte di contrasto ai fenomeni di sfruttamento. “Chiediamo la convocazione del tavolo per il completamento del percorso di attuazione della legge 199, che in realtà è già avviato- concludono Mannino e Russo-, per andare avanti con le misure di prevenzione quanto più celermente.

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