Decoro e speranza, dice Nello Musumeci ai giornalisti nel consueto incontro per gli auguri di Natale. Perché, non dimentichiamoci, ribadisce l’inquilino di Palazzo d’Orleans, la Regione anche quest’anno ha realizzato un presepe. E che Dio ce la mandi buona.

Un bel pacco di Natale è in arrivo per tutti i siciliani: blocco, tagli, rischio default. Con tanto di fiocco rosso e bigliettino siglato dal presidente. Alla Corte dei Conti, dopo la stangata emessa sul bilancio regionale, non si faranno di certo intenerire: del presepe a loro importa poco o niente. Anzi, probabilmente si chiederanno pure da dove la Regione siciliana abbia cacciato fuori i soldi per farlo. Perché – sempre a detta dei giudici – soldi non ce ne sono. Di più: il rendiconto generale è un pastrocchio di calcoli, irregolarità e negligenza tanto che nemmeno l’organo di controllo ci ha capito granché. Per cominciare, intanto, bisogna trovare in quattro e quattr’otto poco più di un miliardo. Ma tant’è: a pagare saranno tutti i siciliani, dice il governatore.

L’iter natalizio è già cadenzato: tra una novena e una preghiera al Signore, il 23 dicembre arriveranno a Sala d’Ercole i documenti contabili da approvare entro il 31 dicembre. Si tratta del rendiconto parificato e dell’assestamento di bilancio, tracciato nottetempo con una serie di sforbiciate pari a circa 260 milioni, oltre agli 800 e passa già stanziati nella legge di bilancio che si tradurranno in tagli sulla spesa corrente: a farne le spese, appunto, saranno soprattutto enti locali, sanità, precari e istruzione. In fondo i comuni hanno già messo le luminarie e qualche abete in piazza. Per il 2020 si vedrà.

Musumeci, attento alla giusta collocazione dei pastorelli accanto alla grotta divina, si è dimenticato di chiamare il suo assessore al Bilancio e di mandarlo a dare conto e ragione all’Ars (e non solo) sui rilievi fatti dalla Corte dei Conti in merito al consuntivo. Gaetano Armao si è invece messo a far di conto per trovare l’altro miliardo di disavanzo: la commissione paritetica Stato-Regioni aveva approvato una norma “Salva Sicilia” che poteva essere inserita nel Milleproroghe. Poco dopo stralciata. “La norma sul disavanzo della Regione siciliana”, fa sapere il ministro Provenzano, “non poteva andare nel Milleproroghe, come proponeva qualcuno in maniera alquanto irrituale. La procedura costituzionalmente corretta è un decreto legislativo su norme di attuazione dello Statuto in materia contabile, che sarà varato nel prossimo Consiglio dei ministri, il 23 dicembre”. Insomma è tutto da vedere. E rivedere. Tanto più che gli screzi tra il governatore siciliano e Palazzo Chigi non sono molto in tema col Natale.

Forse, in tempi di miracoli, all’isola ne servirebbe proprio uno. Il problema però sta a monte: piaccia o non piaccia la Sicilia non sa spendere il denaro. E non c’entrano solo i consuntivi delle passate legislature, come ribadisce il governatore (che poi, se proprio dobbiamo dirla tutta, di quel passato c’è ancora traccia, visto che lo stesso Armao è stato assessore al Bilancio anche nel governo Lombardo). La Corte dei Conti è chiara a riguardo: sottolinea come ci siano delle manchevolezze da parte di questo governo che ha continuato ad applicare, in continuità coi precedenti, una logica d’emergenza più che un programma d’investimenti a lungo termine. Comunque vada a finire, per i siciliani sarà una festa a metà. Frattanto buon Natale a tutti dalla Regione.

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