Tra aprile e maggio i dipendenti full-time siciliani rimasti inattivi hanno ricevuto al posto del normale stipendio una media di 400 euro in meno al mese. Lo ha calcolato il Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della Uil che ha elaborato i dati Inps delle ore autorizzate di integrazione salariale su cui sono state condotte le simulazioni. Secondo lo studio del sindacato in tutta Italia nei due mesi di massiccio ricorso ai fondi di integrazione salariale e alla cassa integrazione ordinaria e in deroga per l’emergenza Covid-19 gli euro non ricevuti dai lavoratori sono stati 4,8 miliardi. Per i siciliani la perdita stimata è di oltre 157 milioni.

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Sono 295 mila i siciliani interessati, 166 mila a “zero ore”

Il calcolo, effettuato sul netto in busta, eliminando quindi Irpef nazionale e addizionali regionali e comunali, porta a 2,5 miliardi di euro persi nel mese di aprile, e a 2,3 miliardi di euro netti nel mese di maggio. In Sicilia la situazione è opposta, con meno perdita ad aprile (76 i milioni non corrisposti), che a maggio (81 milioni). In base al numero di beneficiari stimati, 295 mila lavoratori per la Sicilia (93 mila in cassa ordinaria, 114 mila con fondo di integrazione salariale e 88 mila con cassa in deroga), la media della perdita netta per i due mesi di 530 euro. Ma non basta il mero calcolo aritmetico: l’analisi effettua anche una stima di quanti sono i lavoratori a “zero ore” interessati, calcolando per la Sicilia un totale di 166 mila unità totali (69 mila in cassa ordinaria, 53 mila con fondo di integrazione salariale e 44 mila con cassa in deroga), sui circa 5 milioni a livello nazionale. Si tratta della categoria maggiormente penalizzata, con una media a livello nazionale di 966 euro a bimestre, ovvero 483 euro in meno al mese. E il calcolo è variabile in base alle singole condizioni (dipendente full o part-time), e alla retribuzione media. In due mesi le buste paga si sono alleggerite mediamente dal 18 al 37 per cento, a seconda del reddito.

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Un dipendente a zero ore perde in media 444 euro al mese

Ammonta a 569 euro a bimestre la perdita media considerando l’intera platea italiana di beneficiari di misure di sostegno al reddito, calcolata da Uil in 8,4 milioni di lavoratori su 1,7 miliardi di ore di cassa integrazione approvate, un record storico. Ma il dato è variabile in base alla condizione lavorativa. Il sindacato a quindi ipotizzato tre scenari. Il primo è quello più comune, ovvero un dipendente a tempo pieno con reddito mensile lordo inferiore a 2.159 euro e quindi un massimale erogabile da Inps da 939 euro netti. Ipotizzando una retribuzione netta di 1.440 euro, la perdita per due mesi a zero ore, ricalcolata sul reddito complessivo annuale, sarebbe di 444 euro sia per aprile che per maggio. La perdita si fa più importante, in termini assoluti, per i dipendenti con reddito mensile lordo superiore alla soglia dei 2.159 euro, per i quali il massimale Inps sale a 1.199 euro. A parità di condizioni, e con una retribuzione media di 1.955 euro mensili, la perdita è di 681 euro. Diverso il caso dei lavoratori part-time, per i quali spesso la retribuzione media (calcolata da Uil in 834 euro netti) è inferiore al massimale inferiore Inps, la perdita sarebbe di 145 euro mensili.

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