Un risveglio amaro per i consulenti del lavoro siciliani: in mattinata sono state emanate le regole per la cassa integrazione in deroga concessa con il decreto Cura italia a tutti i lavoratori colpiti dall’emergenza Covid-19. La Regione, responsabile delle procedure, ha infatti pubblicato sul portale silavora.it le istruzioni per accreditamento e presentazione delle domande. A partire da oggi, 3 aprile, si potrà presentare l’accreditamento come intermediari. Per la presentazione delle istanze, invece, bisognerà attendere martedì 7 aprile. Ogni domanda dovrà essere presentata compilando un foglio elettronico in formato Excel per ogni azienda e inserito singolarmente in una cartella, insieme a una copia del conferimento delega, cui allegare copia del documento del delegante. Il tutto dovrà poi essere firmato digitalmente. Se le aziende sono con più di cinque dipendenti occorre dare atto della avvenuta informativa e della condivisione con le Organizzazioni sindacali. “Insomma una mole di deleghe e soggetti che creano solo confusione”, dice Antonino Alessi, presidente dell’ordine dei Consulenti del lavoro di Palermo. “Se un consulente è già accreditato, a che serve poi la firma digitale?”. Un’opinione condivisa anche dal collega Gaspare Patinella, presidente regionale dell’Associazione nazionale consulenti del lavoro (Ancl). “Stiamo lavorando 18 ore al giorno. Nonostante le limitazioni, siamo regolarmente in ufficio ma non basta. Con queste procedure, che sono tutto il contrario della semplificazione, la data del 15 aprile è impossibile da rispettare. Di questo passo i lavoratori rischiano di ricevere i soldi a fine maggio. Mi auguro di essere smentito”.

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Una procedura complessa

La presentazione delle domande (dal 7 in poi) è, in effetti, solo il secondo step di una procedura che prevederà in seguito l’approvazione da parte della Regione siciliana degli elenchi, che dovranno poi essere inviati entro 48 ore dagli uffici stessi all’Inps, per approvarli a sua volta. “Infine noi consulenti dovremo mandare nuovamente all’Istituto di previdenza gli elenchi approvati dalla Regione e già precedentemente inviati alla stessa Inps, che finalmente potrà erogare i soldi”, spiega Patinella. In totale quattro fasi – accreditamento, presentazione domanda, approvazione della Regione, istanza definitiva da parte del consulente – , che Alessi definisce “una procedura ancor più complessa rispetto alla legge 148 del 2015 che stabilisce le regole in periodo ordinario”. Senza considerare la consultazione dei sindacati. “Chi negherebbe mai la necessità della cassa in deroga?”. Per il momento ai consulenti non resta che allargare le braccia. “Stiamo ancora studiano nel dettaglio tutti i passaggi, dopodiché cercheremo attraverso la Consulta regionale di metterci a disposizione della Regione per trovare una procedura semplificata”, spiega Patinella. Gli fa eco anche il presidente dell’ordine di Palermo. Che però mette in chiaro una più stringente criticità del sistema: la tenuta sociale. “Tutto quello che è stato promesso da Conte non potrà essere mantenuto. La cassa in deroga ha una sua dotazione limitata: chi ha speso gli ultimi soldi, perché pensava di avere ulteriori afflussi, difficilmente riuscirà a contenere la rabbia”.

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Consulenti a rischio aggressione

Alessi ha già denunciato alcuni casi di aggressioni ai colleghi. “Sono dovute intervenire le forze dell’ordine. La disinformazione regna sovrana, nonostante cerchiamo di essere trasparenti con aziende e lavoratori. Ma la colpa non è nostra e nemmeno dell’Inps, nonostante i problemi tecnici al sito, ma di chi legifera senza avere nessuna cognizione della realtà e di come si applicano le norme”, afferma. Tra le norme, appunto, una in particolare preoccupa i consulenti: la possibilità di un anticipo di 1400 euro da parte delle banche in attesa dell’erogazione previdenziale. Oltre ad essere un’opzione facoltativa per le banche, e con l’esclusione di Poste Italiane, di fatto il principale operatore bancario italiano, “c’è il serio rischio che le somme messe in campo per la cassa in deroga finiscano, lasciando fuori il lavoratore che dovrà poi restituire dei soldi alla banca. Una responsabilità che condividerà in automatico anche il datore di lavoro”, dice Alessi. Il tema preoccupa anche i lavoratori bancari, come spiega il coordinatore regionale Fabi Sicilia Carmelo Raffa: “Si è venuta a creare una situazione per la quale, in assenza di regole chiare, la gente se la prende con noi agli sportelli, dove peraltro si creano assembramenti senza che noi siamo muniti di mascherine o guanti e senza divisioni adeguate, snaturando completamente la natura dei provvedimenti anti Covid-19. Bisognerebbe già prima di Pasqua, mettere tutti in condizione di lavorare online”.

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Una soluzione: l’ammortizzatore automatico

La questione procedurale è comunque solo uno degli ultimi passaggi di una settimana che Patinella definisce “infernale, con i colleghi impegnati giorno e notte a tentare di accedere al portale Inps per presentare le istanze del bonus per i lavoratori autonomi”. Il ricorso a un ammortizzatore straordinario invece che alla cassa integrazione anche per i dipendenti, nonostante i problemi al sito dell’ente previdenziale “avrebbe garantito, in automatico o magari con scaglioni come si fa per la pensione, la giusta cifra erogata a ciascuno nei tempi certi. Ma la richiesta fatta al governo a livello nazionale dai consulenti non è stata recepita”. “Del resto – spiega Alessi -, Inps ha in carico tutte le anagrafiche delle aziende, e pure le retribuzioni, perché ogni mese i consulenti creano un flusso telematico riferito a tutte le retribuzioni del mese precedente: potevano accreditare automaticamente l’80 per cento”, conclude il presidente dell’ordine dei consulenti del lavoro di Palermo. L’1 aprile si sono tenuti gli “Stati generali dei consulenti del lavoro”. I professionisti, riuniti da tutta Italia in videoconferenza, hanno ribadito in un documento “l’inadeguatezza delle misure prese per la gestione della fase emergenziale”, chiedono l’eliminazione delle informative sindacali, oltre alla convocazione della conferenza Stato-Regioni per stabilire procedure uniche in tutta Italia. Problema che ha creato situazioni differenziate come quella relativa al pagamento degli arretrati per l’iscrizione al Fondo bilaterale da parte degli artigiani, pagamento obbligatorio in Sicilia ma non in altre regioni. “Al momento abbiamo venti procedure diverse per la cassa in deroga per ogni Regione italiana. Noi siamo comunque disposti, come professionisti, a studiare i problemi nel dettaglio e collaborare con la Regione per trovare una soluzione. Il nostro unico obiettivo è quello di far avere i soldi in tasca ai lavoratori il prima possibile”, conclude il presidente regionale dell’Ancl .

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