Catania è la città metropolitana italiana che ha perso meno durante l’emergenza Covid-19. Il fatturato nel 2020 potrebbe scendere in una percentuale variabile tra il 9,4 e il 13,2 per cento. Ad affermarlo è uno studio di Cerved per Anci sulle 14 città metropolitana italiane, che nel Paese prevede una perdita di fatturato dai 244 ai 320 miliardi di euro, a seconda dell’evoluzione del contagio in due scenari “base” e “pessimistico”. Si tratta in entrambi i casi di circa la metà della perdita di fatturato italiana. Le due previsioni sono basate, rispettivamente, su una graduale riapertura delle attività a partire da maggio 2020, o su un proseguimento della situazione emergenziale fino a fine anno, guardando a mille e seicento settori produttivi. L’impatto sui territori, infatti, varia in base alla specializzazione produttiva.

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Crisi di navigazione e turismo colpiscono Palermo e Messina

Il capoluogo etneo, a fronte di un fatturato 2019 complessivo di 18,5 miliardi, avrebbe una perdita stimata tra i 3,4 e i 4,4 miliardi nel prossimo biennio, rispetto alla situazione pre-crisi. Ed è l’elettronica – nel capoluogo etneo hanno sede STMicroelectronics, Sielte e altre grandi industrie del settore – a guidare la classifica dei comparti in perdita (meno 300 milioni). Altrettanti li perderanno gli autotrasporti (meno 300 milioni), mentre i concessionari subiranno una flessione da 200 milioni. Uno scenario comunque migliore di quello previsto a Palermo, dove a fronte di un fatturato 2019 di 17,6 miliardi di euro si prevedono perdite comprese tra il 12 e il 17,1 per cento, concentrate in particolar modo nel settore del trasporto marittimo con 800 milioni, e un totale stimato di perdita rispetto alla situazione pre-crisi compreso tra 3,7 e 5 miliardi. Nel capoluogo siciliano sono infatti presenti le società marittime del gruppo Grimaldi (Grimaldi Euromed, Grimaldi Deep Sea e Grandi Navi Veloci), tutte e tre nella top-ten delle maggiori società di capitali dell’isola, ma un calo di 400 milioni è previsto nella compravendita di veicoli, cui si aggiungono altri 100 milioni nella gestione delle autostrade. Messina è però la città che risentirà di più dell’emergenza sanitaria. Il settore più colpito è il turismo: nelle località della provincia, da Taormina alle Eolie, si prevede un calo di almeno 200 milioni nei soli alberghi. Il fatturato complessivo nel 2019 nella città dello Stretto è stato di 6,9 miliardi: di questi andranno persi fra il 12,4 e il 17,7 per cento. Ovvero, secondo le stime per il biennio 2020-2021, tra 1,5 e 2 miliardi, con un forte impatto sulla raffinazione di prodotti petroliferi (a Milazzo è presente un importante polo petrolchimico), e nell’edilizia (meno 100 milioni).

Le perdite a Milano più alte dei fatturati siciliani combinati

Nonostante percentuali non molto diverse, è evidente il divario tra Nord e Sud in termini di fatturato. Milano, a fronte di una produzione record da 408 miliardi nel 2019, potrebbe subire una flessione nel biennio 2020-2021 compresa tra i 74 e i 96 miliardi. Il settore peggiore in termini di fatturato, con un calo da 7,1 miliardi, sarà quello delle concessionarie di auto e motoveicoli, seguito dall’estrazione di idrocarburi (-4,9 miliardi, con il capoluogo lombardo sede di grandi aziende del settore come Saras), e nella vendita di gas (-2,8 miliardi). Si tratta di una perdita superiore al totale dei fatturati complessivi 2019 delle tre città metropolitane siciliane, che totalizzano 43 miliardi. Nonostante questo il capoluogo lombardo, centro dell’emergenza Covid-19, in percentuale subirà una flessione nel 2020 tra l’11 e il 15,4 per cento. Una situazione paradossale che vede Napoli, prima città del Sud, con una perdita stimata tra i 15,4 e i 20,4 miliardi nel prossimo biennio, su un totale di 73,8, ovvero tra il 12 e il 17,5 per cento nel 2020. A perdere di più sarà il settore degli autoveicoli, per circa 2 miliardi: a Pomigliano D’Arco e Pratola sono presenti due dei maggiori impianti produttivi del gruppo FCA. Altri 900 milioni andranno perduti nella distribuzione di carburanti, mentre 700 saranno le perdite stimate del settore alberghiero. Il settore automotive colpisce duro anche Torino, sede di FCA Italia, dove si attende un calo diretto da 6,6 miliardi, a cui si aggiungono 1,7 miliardi per la compravendita di veicoli e 1,5 nei componenti. Insieme con Venezia il capoluogo piemontese è quello che nelle previsioni subirà più la crisi, con un calo di fatturato compreso tra il 14,4 e il 20,2 per cento nel solo 2020, mentre nella città lagunare il calo sarà compreso tra il 13,8 e il 19,2 per cento. Come prevedibile l’impatto maggiore sarà sul turismo (meno 800 milioni negli alberghi), nei trasporti marittimi (meno 400 milioni), e nei concessionari di auto e moto (di nuovo 400 milioni). Per Roma nel prossimo biennio è previsto un calo compreso tra 63,2 e 82,4 miliardi sui 338 dello scorso anno, con il settore della compravendita di carburanti e della distribuzione di energia elettrica rispettivamente in perdita di 11,4 e 9,7 miliardi. Nella città eterna hanno del resto sede i colossi Eni ed Enel.

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Occupazione: a Messina calo del 41 per cento

Uscendo fuori dai valori assoluti per fatturato, Cerved stima anche l’impatto della crisi in termini di occupazione. Come prevedibile, il turismo sarà il settore più colpito. Nel peggiore degli scenari possibili (quello a “impatto molto forte”) a guidare la classifica nazionale è Venezia, con una perdita di oltre 73 mila addetti, ovvero il 42,6 per cento della forza lavoro. La crisi del comparto, caratterizzato dal grande utilizzo di lavoratori stagionali, colpirà pesantemente anche la città metropolitana di Messina, dove si prevede fino a un massimo di 17 mila e 500 lavoratori in meno: un calo del 41 per cento. Palermo e Catania sono invece in fondo alla classifica: il capoluogo regionale registrerà un calo di oltre 33 mila addetti (il 33,2 per cento), mentre la città etnea si ferma a 31 mila lavoratori in meno, ovvero il 30,5 per cento. Meglio di Catania, in termini di occupazione, farà la sola Milano: la città metropolitana avrà una perdita complessiva di 306 mila addetti. Meno del 30 per cento.

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