Un fenomeno costante, che non accenna a diminuire. Un fenomeno difficile da combattere: l’usura prolifera nei momenti di crisi e zavorra l’economia. Nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi anni, resta una presenza ingombrante. Complici anche le difficoltà di molte imprese un tempo competitive e oggi incapace di reperire i capitali necessari per sopravvivere. Se ne è discusso a Palermo nel corso del convegno “L’usura, il sovra-indebitamento e l’uso consapevole del denaro”, promosso da Sos Impresa/rete per la Legalità-Sicilia, che si è svolto all’istituto tecnico economico per il Turismo “Marco Polo” di Palermo.

Il nuovo volto dell’usura

“Oggi c’è una maggiore sensibilizzazione rispetto al passato”, afferma Matteo Pezzino, imprenditore edile, vittima di estorsione, già componente del Comitato di solidarietà per vittime del racket e dell’usura del ministero dell’Interno. Le denunce in tutta la Sicilia sono state un centinaio negli ultimi tre anni. Nonostante alcuni segnali positivi, però, Pezzino sottolinea che “il fenomeno non è affatto diminuito, ma è anzi in costante crescita”. Ne è convinto anche Fausto Amato, vicepresidente nazionale di Sos Impresa: “Il fenomeno dell’usura ha cambiato volto. In passato veniva considerata un’onta anche per il mafioso. Chi praticava l’usura era avversato. Oggi costituisce uno dei sistemi più compiuti per riciclare e reinvestire il denaro e per impossessarsi delle imprese. Nessun imprenditore riesce a pagare le somme che gli vengono imposte dall’usuraio e inevitabilmente finisce per perdere l’azienda”.

Le difficoltà del sistema bancario

Pezzino pone l’accento anche sulle difficoltà legate al sistema bancario. “Oggi, un imprenditore che viene inserito in una qualunque black list, che ha delle difficoltà, fatica a interloquire con le banche. Spesso arriva il diniego della banca per un prestito o per un finanziamento. Ecco perché ci si rivolge in altre direzioni”. Che però, “non sono mai la soluzione”, sottolinea Pezzino, che è anche presidente regionale di Anaepa Confartigianato, l’associazione di categoria degli edili. Se a Palermo ci sono state circa trenta denunce per usura, un centinaio sono quelle per racket. “Entrambi sono diffusi a vasto raggio, ma se dovessi individuare dei settori a rischio, parlerei del racket per il settore edile e dell’usura per il commercio”.

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Un reato difficile da individuare

La dfferenza nel numero di denunce tra racket e usura si deve anche al fatto che la seconda è più difficile da individuare. L’imprenditore, spesso, vive situazioni di difficoltà in solitudine, talvolta senza mettere al corrente neppure i familiari. È un reato difficile da accertare: spesso i tempi della giustizia sono lunghi e le modalità di indagine complicate. Secondo Amato, “serve un impegno del Parlamento per modificare le norme attuali, una forte attenzione nelle aule dei tribunali ed una più attenta attività di indagine delle forze dell’ordine. La vittima non denuncia anche per vergogna, non solo perché ha paura dell’usuraio. È un fenomeno complesso”.

Le denunce

L’usura è quindi un fenomeno spesso sotterraneo. Alcuni dati sono emersi dalla relazione del presidente della Corte d’Appello di Palermo, Matteo Frasca, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario del 26 gennaio scorso. Dalla relazione è emerso che le denunce per estorsione sono in lieve aumento (+2 per cento), mentre quelle per reati di usura sono in calo del 23 per cento. Ma si era registrato un forte incremento lo scorso anno ed il dato che emerge è quindi di sostanziale continuità rispetto al passato, o comunque di un trend di crescita molto limitato. Un andamento simile a quello segnalato dal Tribunale di Catania a inizio febbraio: in calo “le iscrizioni per i reati di usura, per la quasi totalità ‘bancaria’ (-29 per cento) e di estorsione (-5 per cento)”. Frasca ha spiegato che “la mafia degli affari, leciti o illeciti, continua a manifestare una forza di penetrazione spesso capillare in quasi tutti i settori che consentono adeguati profitti, anche i più insoliti”. Ciò che emerge, dunque, è la realtà di un fenomeno ancora difficile da contrastare e di cui si vede, probabilmente, solo la punta di un iceberg.

Le persone dietro i numeri

Dietro i numeri di denunce, ancora esigui, ci sono sempre le storie di persone e imprenditori. “Ricordo di una persona che abbiamo preso per i capelli”, ha raccontato Pezzino. “Era ormai sull’orlo del suicidio. Quando siamo intervenuti ha trovato la forza di denunciare. Il suo debito iniziale si era quadruplicato”. “È importante far crescere la consapevolezza”. Ecco perché incontrare gli studenti conta: “Se si conosce il fenomeno, si potrà affrontarlo, anche da adulti. Anche nel contesto familiare e sociale in cui ciascuno vive”.

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