Il rischio di insolvenza potrebbe superare il 10 per cento, superando così quello del (disastroso) biennio 2012-2013. Banca d’Italia, nel corso di un’audizione alla Camera sul decreto Liquidità, lancia l’allarme. Le garanzie messe in campo dallo Stato sono notevoli (valgono un quarto del Pil, contro il 10 della Spagna e il 15 della Francia) e nell’immediato hanno un impatto “nullo” sulle le finanze pubbliche. In futuro però “gli oneri potrebbero essere significativi”, perché non tutte le imprese saranno in grado di restituire il prestito.

Se i prestiti non rientrano

Bankitalia definisce la garanzia pubblica uno “strumento adatto” e l’impegno “ingente”. Tuttavia, ha spiegato il capo del Servizio struttura economica Fabrizio Balassone, “emergono alcuni aspetti critici relativi all’allocazione dei fondi pubblici, alla qualità dei finanziamenti garantiti e all’ammontare effettivamente concedibile di garanzie”. Via Nazionale segnala che l’entità delle garanzie statali è talmente corposa da creare la “possibilità di dover far fronte a esborsi significativi anche in presenza di percentuali di escussione fisiologiche”. In sostanza, le imprese coinvolte e le risorse messe in campo sono così tante che bisogna mettere in conto di non riavere indietro il proprio credito. Con in più un’aggravante: “data la gravità della crisi”, è improbabile (per non dire impossibile) che si mantengano livelli “fisiologici”. La percentuale di chi non sarà in grado di pagare sarà “verosimilmente molto più elevata che in condizioni normali”.

Non è tutta colpa del coronavirus

Quantità non vuol dire efficienza. Banca d’Italia sottolinea come le risorse messe a disposizione, anche grazie alla sospensione del patto di stabilità europeo, “andranno utilizzate in modo efficiente” e “concentrate sui soggetti più colpiti”. In alcuni casi, infatti, “il credito potrebbe affluire a imprese comunque destinate a non superare la crisi”. Cioè, in pratica, c’è chi si beccherà le agevolazioni senza averne bisogno. Balassone afferma infatti che “non è sempre presente tra i requisiti di accesso ai programmi un riferimento puntuale ai danni subiti per la crisi da Covid-19”. I danni, quindi, potrebbero non esserci. O non avere a che fare con l’epidemia. La questione non è semplice, perché richiede di trovare “un equilibrio tra due opposte esigenze”. Da una parte quella di “di far affluire le risorse con rapidità alle imprese che ne hanno bisogno”. Dall’altra quella che lo Stato ha di tutelare se stesso, “evitando che le garanzie vadano a coprire prestiti a elevatissimo rischio”. Se l’impresa fallisce ed è debitrice, ci perde anche il creditore.

Il rischio illegalità

C’è poi un altro rischio: è necessario mettere i benefici al riparo “da infiltrazione da parte di attività illegali”. Anche in questo caso, si tratta di conciliare due esigenze: “Rapidità d’azione e controllo di efficacia e di legalità”. Una parte importante delle misure è infatti orientata a snellire i processi. Bankitalia avverte: “L’introduzione di procedure accelerate per il rilascio della garanzia, in particolare con riferimento ai controlli previsti dalla legislazione antimafia, può esporre al rischio di favorire l’economia illegale”.

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