L’innovazione non è mai immediata e scontata. In Italia, orientarsi tra le strutture che supportano i processi di trasferimento tecnologico 4.0 non è sempre impresa facile. Si allarga così quella distanza tra domanda e offerta di figure altamente specializzate. Le strutture che offrono servizi e tecnologie per l’innovazione e la digitalizzazione delle imprese sono oltre 600, localizzate soprattuto al Nord. Per affrontare la sfida del digitale e l’accelerazione impressa dal lockdown, oggi sono tutte riunite in una mappa, online su www.atlantei40.it, il primo portale nazionale nato dalla collaborazione tra Unioncamere e ministero dello Sviluppo economico.

Strutture tecnologiche soprattutto al Nord

Più del 50 per cento delle strutture censite si trova al Nord, seguito dal Sud (28 per cento) e dal Centro (21 per cento). In Sicilia sono 33: cinque sono Istituti tecnici superiori, 12 Edi – Ecosistema Digitale per l’Innovazione, sei Pid – Punti impresa digitale delle Camere di commercio e dieci FabLab per la manifattura additiva. Il Settentrione conta oltre il 60 per cento dei competence center (i centri di competenza ad alta specializzazione) e degli incubatori di impresa. E sale fino a sfiorare l’80 per cento per quanto riguarda i Centri di trasferimento tecnologico. “Una sorta di Università per gli imprenditori che puntano a una digitalizzazione avanzata 4.0 della propria impresa”, la definiscono dal ministero dello Sviluppo economico. Una presenza che dà un ulteriore perché “proprio al Nord risulta più elevata la presenza di attività di supporto ai progetti di ricerca e sviluppo sperimentale”. L’Italia è in ritardo su tecnologie come la Blockchain e l’intelligenza artificiale. Appena l’uno per cento delle strutture è in grado di sostenere le imprese in queste che vengono definite “tecnologie di frontiera”.

Edi digital innovation hub e Punti impresa digitale

Nell’Isola la maggior parte delle strutture sono Dih – Edi digital innovation hub legati ad associazioni di categoria. In tutta Italia sono 263. Gli Spin di Confcommercio, i più numerosi, sono presenti nelle città di Catania, Palermo, Enna, Caltanissetta, Messina e Siracusa. Ha sede a Catania anche il Digital innovation hub Sicilia di Confindustria, la Compagnia delle opere della Sicilia orientale, la Confederazione nazionale dell’artigianato e delle piccole imprese, presente anche a Ragusa. Hanno sede a Palermo invece la Compagnia delle opere della Sicilia occidentale e il Nodo Pico Sicilia legato a Legacoop. Alla Camera di commercio fanno riferimento tutti i sei Pid siciliani – Punti impresa digitale. Si trovano ad Agrigento, Caltanissetta, Messina, Trapani, Palermo e Catania. Questi ultimi, come le Camere di riferimento, abbracciano anche, rispettivamente, le città di Enna, Ragusa e Siracusa. La rete Pid, a differenza dei competence center e degli incubatori di impresa, come dei Centri di trasferimento tecnologico, è più equamente distribuita su tutto il territorio italiano.

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Il ruolo degli Its

Cinque sono invece gli Istituti tecnici superiori, ovvero quei centri di specializzazione in tecnologie per chi decide di non volere proseguire gli studi universitari ma approfondire comunque la propria formazione. Corsi post diploma insomma. La Sicilia, insieme a Campania, Lombardia, Puglia e Lazio è la regione che conta più diplomati Its. La maggior parte trova lavoro entro un anno dal titolo. D’altra parte la domanda di lavoratori esperti di tecnologia è sempre più in espansione e se è vero che si preferiscono i laureati c’è spazio anche per i diplomati. L’istituto di Messina è dedicato allo studio delle nuove tecnologie per il made in Italy con focus sul sistema alimentare, quello di Siracusa è specializzato in tecnologie innovative per i beni e le attività culturali nonché per il turismo mentre a Catania si approfondisce la tecnologia in ambito di mobilità sostenibile e trasporti. Gli altri due centri sono a Caltagirone ed Enna e, rispettivamente, studiano le tecnologie dell’informazione e della comunicazione e l’efficienza energetica.

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La sfida è soprattutto per le piccole imprese

I FabLab sono, secondo il ministero, “una sorta di istituti professionali per la fabbricazione digitale del made in Italy”. Sono dieci in Sicilia. Alcuni si chiamano proprio FabLab (a Palermo, Catania, Messina, Agrigento e Mazara del Vallo). Nel capoluogo ci sono anche FabLab@school e Scalo 5B, nella città dell’elefante c’è anche Hackspace Catania e a Mazara FabLab Western Sicily. Poi anche il Matusa FabLab di Sciacca. Mentre le grandi imprese hanno già intrapreso il percorso di digitalizzazione, la nuova sfida riguarda in particolare le piccole realtà imprenditoriali. È “soprattutto a loro che si rivolge l’Atlante, una bussola 4.0 per orientare gli imprenditori nella scelta dei compagni di viaggio più qualificati ed adatti per affrontare la sfida della digital transformation”, afferma il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli. Secondo il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, il nuovo atlante costituirà uno strumento importante perché la ricerca italiana “possa trovare maggiore sbocco sul mercato. Domanda e offerta di sapere da un lato e tecnologia dall’altro devono incontrarsi in un percorso fondamentale di efficienza e di innovazione del nostro Paese”.

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