In Italia si usa troppo il contante e la Sicilia non fa eccezione. Anzi, proprio nell’Isola si registra una percentuale particolarmente alta di utilizzo di banconote e monete per la spesa quotidiana. Secondo la Banca d’Italia, in Europa su due transazioni solo 1,2 è in contante (cioè praticamente la metà). In Italia invece si sale a 1,7 (cioè la stragrande maggioranza).

Credito d’imposta e tetto al contante

Una spinta all’utilizzo di pagamenti elettronici e carte arriva dal recente decreto fiscale. “È stato istituito un bonus sulle commissioni bancarie a chi accetta pagamenti elettronici”, spiega Gabriele Urzì, segretario provinciale Fabi Palermo”. Dal primo luglio 2020 infatti, è previsto un credito d’imposta del 30 per cento sulle transazioni commerciali. Dalla stessa data scatta il nuovo limite di utilizzo dei contanti, che scende a 2 mila euro e che si ridurrà a mille dal primo gennaio 2022. L’ambizione dei due provvedimenti è chiara: scoraggiare l’uso del contante.

“Serve una rivoluzione culturale”

Nei punti vendita siciliani, i pagamenti in contanti costituiscono ancora l’84-87 per cento delle transazioni. Solo il 16-13 per cento vengono effettuati con altri strumenti di pagamento. “Riteniamo positiva l’incentivazione all’uso dei pagamenti elettronici – afferma Urzì – soprattutto per motivazioni legate alla lotta all’evasione fiscale ma anche per il contrasto alla diffusione dei contagi da Covid 19. Meno denaro circola e meno ci si espone a rischi di diffusione del virus”. Anche in questo senso, quindi, il coronavirus è stato per certi versi un acceleratore: durante l’epidemia si è osservato un aumento dei pagamenti elettronici, indicati dalle linee guida come lo strumento prioritario (soprattutto se contactless). Per la Fabi potrebbe essere l’inizio di una “rivoluzione culturale” nell’uso del denaro.

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