Centocinquanta milioni per il porto, 183 milioni per la rete ferroviaria Siracusa- Ragusa- Gela, 300 milioni per il completamento della circonvallazione. Altri 48 milioni per l’autostrada Siracusa- Gela, 25 milioni per le aree industriali dismesse. E poi cinque milioni per il museo del mare, tre milioni per il museo archeologico a cui si aggiungono un milione per le aree archeologiche. E, naturalmente, gli 800 milioni di investimento di Eni per lo sfruttamento dei giacimenti di metano Argo e Cassiopea, progetto approvato dal ministero dell’Ambiente a dicembre 2019. Gela, sesta città siciliana per popolazione, ha a disposizione “circa un miliardo di investimenti, mai spesi”, come spiega il segretario provinciale di Cgil Caltanissetta Ignazio Giudice. In poco meno di quindici anni è passata da oltre centomila abitanti a 80 mila, con una crisi economica che vede il 39 per cento dei cittadini dai 15 ai 64 anni inattivi, sintomo di una situazione economica tra le peggiori non solo della Sicilia, ma di tutto il Sud Italia.

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“Città già malata. Il Covid aggredisce chi è già fragile”

Della pioggia di milioni che avrebbe dovuto sommergere la città nel corso del 2020 non c’è ancora traccia, Un recente accordo del comune con Cassa Depositi e Prestiti per avviare una fase di “project management. Ovvero: l’amministrazione ha delegato all’istituto finanziario di Stato si occuperà di redarre bandi e progetti. Ma è ancora presto per vedere quando, l’accordo avrà effetto. “Siamo una provincia già decretata area di crisi complessa, ultimo per qualità della vita secondo secondo il Sole 24. Eravamo già fragili, una città malata, e il Covid agisce di più sugli organismi già debilitati”, afferma Giudice. A novembre 2019 il sindacalista era stato promotore di una petizione per denunciare il blocco dei fondi nella città simbolo della deindustrializzazione siciliana. Il 2020, con gli impegni presi da Eni per la costruzione dei nuovi impianti, doveva essere l’anno della svolta. Con un impatto, previsto, di almeno cento milioni sull’economia cittadina. “Nonostante non ci sia stato nessun disimpegno da parte dell’azienda, la situazione generale è peggiorata. Le grandi aziende reggono, ma ci sono migliaia di persone senza lavoro o in attesa della cassa integrazione, che non aspettano altro che emigrare”. L’emergenza Covid si presenta particolarmente dura per ristoranti e strutture ricettive. “Certo, non solo da noi – afferma Giudice -, ma siamo un territorio particolarmente fragile, c’è paura di ripartire. E sulla fase 2 siamo in ritardo: negli incontri con l’amministrazione per sostenere la piccola media e impresa, a vantaggio dei lavoratori, abbiamo proposto l’utilizzo delle royalties che il comune riceve sulla capacità estrattiva, ma è stata rifiutata. Ma non possono essere utilizzati per le spese correnti, serve il rilancio”.

Patto per il Sud, 33 milioni da recuperare

Tra i fondi mai investiti ci sono inoltre 33 milioni previsti dal “Patto per il Sud”. I fondi, attesi dal 2016 per sei progetti di riqualificazione urbana, erano addirittura usciti dalla programmazione nel novembre 2019. La motivazione? “Non spesi per tempo”. Una falla nel sistema alla quale l’Assemblea regionale siciliana sembra aver posto un pezza: una risoluzione della Commissione Bilancio ha rimesso i fondi nella disponibilità del comune. Ma, oltre alla successiva azione del governo regionale guidato da Nello Musumeci imposta dall’atto parlamentare, bisognerà attendere la prossima sessione di riprogrammazione del Patto per il Sud. “A tutto questo si è aggiunta la crisi economica da Covid-19, ma la ferita politica nella situazione Gela è aperta. Ora ci deve essere questo impegno politico del governo Regionale per recuperare i fondi, e rendere meno amara la perdita dei fondi”, spiega.

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Mancano ancora i protocolli. E cresce la paura

E Giudice ricorda come l’emergenza Covid abbia reso più urgenti i problemi di sempre. “Durante l’emergenza, il primo mese è stato quello di impegnarsi per eliminare il lavoro in nero: sono tanti i lavoratori non coperti da bonus e incentivi. Si è presentato poi il problem delle sofferenze delle imprese con le banche, e su questo tema abbiamo avuto anche con incontri con Abi tramite la prefettura, per accelerare e sbloccare le pratiche. E poi le imprese per bene con centinaia di lavoratrici e lavoratori reggono. Ma al problema economico, si aggiunge la paura. “Il nostro impegno, come organizzazione sindacale, è in questa fase sulla stesura dei protocolli di sicurezza. Al momento solo due grandi imprese, Raffinerie di Gela e Cmc, hanno firmato degli accordi. Ma finché on si farà per tutti, i molti sono peraltro restii a riprendere la vita di prima”. Cgil, insieme al Comune agli altri sindacati alle associazioni datoriali, si è impegnata inoltre per la costituzione di un Comitato Territoriale per la definizione di protocolli e regole per le realtà ancora sprovviste all’interno della Camera di Commercio. E tutti gli organismi paritetici per la sicurezza dovranno raggiungere un accordo, da comunicare al prefetto, entro il 28 maggio. “Stiamo lavorando in questo senso soprattutto sul settore costruzioni e metalmeccanico. Le piccole aziende degli indotti lavorano normalmente con squadre che mandano su un solo furgone, e gli operai agiscono in uno stesso ponteggio o impianto. Ma le regole sono valide anche per le aziende con meno di cinque dipendenti”, conclude Giudice

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