L’impatto di Eni su Gela. Cgil: “Almeno cento milioni”

Il nuovo impianto per lo sfruttamento del metano nel comune nisseno avrà un impatto sull'occupazione già nella costruzione, secondo Ignazio Giudice, segretario provinciale del sindacato

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Quanto resterà a Gela dell’investimento Eni da 800 milioni? “Cento milioni di reddito, tra diretto e indotto, solo nella fase della costruzione. E potevano essere di più se si potesse sfruttare il porto di Gela, mentre le navi che trasporteranno i materiali andranno a Porto Empedocle”. Lo afferma Ignazio Giudice, segretario provinciale della Cgil Caltanissetta. Il progetto, che prevede la costruzione di un impianto per lo sfruttamento dei giacimenti di metano Argo e Cassiopea nel Canale di Sicilia, ha ottenuto il via libera dal ministero dell’Ambiente lo scorso dicembre. E le prime opere dovrebbero avviarsi nel corso del 2020, portando alla città “centinaia di operai, dal settore edile alla fornitura di metalli, che si aggiungerà ai mille divisi fra Raffineria di Gela, Enimed e Sintial, e ai circa duemila attuali dell’indotto”.

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Da città industriale ad agricola

Dal 2014 Gela attende la riconversione dell’impianto petrolchimico, uno stabilimento che ha segnato mezzo secolo di storia della provincia di Caltanissetta anche per i problemi legati all’inquinamento. “In questi anni- spiega Giudice -, i settori prevalenti sono diventati l’agricoltura, i servizi e il settore agro-industriale che supera di gran lunga quello dell’industria. Ma chi come me fa sindacato non può che essere ottimista”. E per spiegare l’impatto che il progetto ha già sul territorio, il segretario provinciale di Cgil usa un metodo empirico: “I parcheggi dello stabilimento sono pieni, questo significa che quando ci saranno le commesse il lavoro arriverà, sia diurno che notturno, dandoci ossigeno. E si consoliderà l’idea di Gela come sito industriale con fattori inquinanti bassissimi, che fornirà gas alla Sicilia e all’Italia”.

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Una filiera di lavoro alimentata dagli investimenti

Ma se l’industria a Gela “ha cambiato pelle, adeguandosi alle nuove norme sulla tenuta ambientale, passando dal petrolio al biodiesel”, il fulcro dell’investimento, per il territorio, rimane la costruzione dell’impianto. “Saranno le imprese del Nord Italia a curare la costruzione prefabbricata”, afferma Giudice, ma gli operai saranno del luogo. La fornitura di manodopera per la costruzione servirà “a completare un quadro economico che non cambia, basato su agricoltura, agroindustria e servizi”. Una filiera “del cemento, del ferro, del trasporto che si alimenterà grazie agli investimenti”, portando secondo le ipotesi almeno 500 lavoratori nel corso dell’anno.

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