Sono le aziende femminili quelle che crescono di più in Italia. Rappresentano il 22 per cento del totale e negli ultimi cinque anni sono cresciute a un ritmo “molto più intenso” di quelle maschili: +2,9 contro +0,3. In pratica, le imprese femminili hanno contribuito al 75 per cento dell’incremento complessivo di tutte le imprese in Italia, pari a +50.784 unità. In particolare Lazio (+7,1), Campania (+5,4), Calabria (+5,3), Trentino (+5), Sicilia (+4,9), Lombardia (+4) e Sardegna (+3,8) sono le regioni in cui aumentano oltre la media. Non sono esenti dai riflessi negativi del Covid però, e “molte aspiranti imprenditrici devono aver ritenuto opportuno fermarsi e attendere un momento più propizio” scrivono da Unioncamere nel IV Rapporto sull’imprenditoria femminile.

Il Nord perde di più

In Italia si contano milione e 340 mila imprese guidate da donne, ma tra aprile e giugno le iscrizioni di nuove aziende al femminile sono oltre 10 mila in meno rispetto allo stesso trimestre del 2019. Un calo, pari al -42,3 per cento, superiore a quello registrato dalle attività maschili (-35,2). Nelle regioni del Centro-Nord si registra la riduzione più consistente del numero di nuove imprese femminili (-47). Il Mezzogiorno si “ferma” invece al -34,1.

Resilienti, tenaci e più propense a mettersi in gioco

Sono considerate “resilienti, tenaci, pronte anche più degli uomini a mettersi in gioco”, ma
dall’indagine di Unioncamere realizzata su un campione di due mila imprese di uomini e di donne, emerge come le difficoltà innescate dal Covid-19 possano colpire di più il mondo delle imprese femminili, “più sensibile al ciclo economico di quello maschile”. Ciò dipende dal fatto che le hanno una minore propensione all’innovazione rispetto ai coetanei uomini (56 contro 59 per cento), investono meno nelle tecnologie digitali di Industria 4.0 (19 contro 25), sono meno internazionalizzate (9 contro 13), hanno un rapporto difficile con il credito dato che il 46 per cento delle imprese femminili di under 35 “si finanzia con capitale proprio o della famiglia”. Inoltre “sono più le giovani imprese femminili, rispetto a quelle maschili, a lamentarsi di non aver visto accolta la richiesta o di averla vista soddisfatta solo in parte dalle istituzioni bancarie (8 per cento contro il 4).

Imprese più sostenibili

Va sottolineato comunque come le imprese di giovani donne sono più attente all’ambiente e al welfare aziendale. Sono spinte, più degli uomini, dal desiderio di valorizzare le proprie competenze ed esperienze professionali. Inoltre danno lavoro di più ai laureati e intessono rapporti più stretti e frequenti con la comunità territoriale.

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