L’Italia è ancora indietro per quota di popolazione con laurea rispetto alla media europea: il 19,6 per cento contro il 33,2. Indietro, di cinque punti, anche il livello di occupazione dei laureati: 81,4 contro 86,3. Ancora di più se si guardano i soli dati del Mezzogiorno del Paese dove “decisamente inferiori” sono sia i livelli di istruzione sia i tassi di occupazione, anche delle persone più istruite, soprattutto tra i giovani. Primato italiano per i giovani non occupati e non in formazione. Lo certifica l’Istat nel report sui livelli di istruzione e ritorni occupazionali in riferimento all’anno 2019. Dati negativi che comunque migliorano di due punti rispetto all’anno precedente.

Divario Nord-Sud

La maggior parte degli italiani, il 62,2 per cento, ha un diploma come titolo di studio. Numeri lontani dalla media europea (78,7) e lontanissimi da quelli di Germania (86,6), Francia (80,4) e Regno Unito (81,1). Solo Spagna, Malta e Portogallo fanno peggio. Un divario che si riscontra anche tra i laureati e anche in riferimento ai loro tassi di crescita. Se i laureati in Italia, nel 2019, sono aumentai di appena lo 0,3 per cento rispetto all’anno precedente, in Europa la media sfiora il punto percentuale. Stesso andamento negli ultimi cinque anni: +2,7 punti in Italia, +3,9 in Europa. Al Sud ha almeno un diploma il 54 della popolazione, al Nord il 65,7 per cento. Tra gli occupati laureati la differenza percentuale è ancora più ampia: 71,2 al Sud, 86,4 al Nord. Divario che sale a 24,9 punti tra i giovani.

Donne italiane istruite più che nella media europea

Sono le donne, in Italia come nel resto d’Europa ma più della media europea, a essere più istruite oltre a conseguire il titolo in tempi più brevi. Nel 2019, quelle con almeno il diploma, sono quasi i due terzi del totale, quelle laureate sono il 22,4 per cento contro il 16,8 degli uomini. Del tutto opposte le stime occupazionali: 56,1 contro 76,8 per cento. Un divario che si affievolisce all’aumentare del titolo di studio. Se il possesso della sola licenza media la differenza tra occupati uomini e donne è di 31,7 punti, scende a 20,2 punti tra i diplomati e si attesta a 8,2 punti tra i laureati. Un percorso che vale soprattutto nel Mezzogiorno.

Occupazione italiana meglio solo della Grecia

L’Italia è fanalino si coda per tasso di occupazione di laureati, fa meglio solo della Grecia. “Nel nostro paese, dunque, le opportunità occupazionali sono minori anche per coloro che raggiungono il più alto livello di istruzione”. Tuttavia studiare è sempre una buona cosa e “in linea con quanto si osserva nella media dell’Unione” più è alto il titolo di studio e più cresce l’occupabilità. Inoltre, se il tasso d’occupazione dei laureati, già dal 2018, ha superato il valore del 2008, anno in cui è iniziata la crisi economica mondiale, il tasso dei diplomati risulta ancora in perdita di circa tre punti percentuali.

DEterminante il titolo di studio

Determinante, ai fini occupazionali, la scelta del titolo di studio. Sono più ricercate l’area medico-sanitaria e farmaceutica (86,8 per cento), seguite dalle cosiddette Stem(83,6 per cento), ovvero le lauree in ambito scientifico e tecnologico. Viene poi privilegiate l’area socio-economica e giuridica (81,2) e solo dopo i titoli dell’area umanistica e servizi (76,7). Una situazione che spiega, in parte, la differenza occupazione tra i generi. Le donne privilegiano infatti gli studi umanistici e solo il 16,2 per cento di loro ha una laurea Stem rispetto al 37,3 per cento degli uomini.

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