A novembre, l’Istat conferma i progressi del mercato del lavoro italiano già notati a ottobre. Rispetto al mese precedente, 41 mila persone in più hanno un impiego (+0,2 per cento). Si tratta per la maggior parte di donne. Il tasso di occupazione tocca così il 59,4 per cento, il massimo storico da quanto esistono le serie storiche (cioè dal 1977). La tendenza si conferma anche nel confronto trimestrale, con occupazione in aumento, seppur solo dello 0,1 per cento.

La disoccupazione cresce, ma è un bene

Il tasso di disoccupazione è stabile al 9,7 per cento. C’è una leggera crescita in termini di unità (+12 mila), ma non è detto che sia una cattiva notizia. Perché è accompagnata da un deciso calo degli inattivi (-72mila) degli inattivi. Vuol dire quindi che l’aumento della disoccupazione è dovuto agli italiani che hanno deciso di cercare un impiego. Simile, anche in questo caso, è il trend trimestrale: la disoccupazione aumenta leggermente, ma a fronte di una generosa flessine degli inattivi. L’inattività resta però una zavorra pesante: il tasso è del 34 per cento, pari a oltre 13 milioni di persone. Buone notizie, quindi, anche se all’interno di un quadro che resta difficile.

Occupazione giovanile bifronte

Stesso discorso per l’occupazione giovanile, ancora molto pronunciata e caratterizzata a novembre da una spaccatura: l’occupazione è diminuita nella fascia tra i 15 e 24 anni, con un tasso di inattività che resta al 74 per cento. Buona è invece la dinamica dei 25-34enni: l’occupazione cresce dello 0,6 per cento e il tasso di inattività cala dello 0,7 per cento (abbinato a un lievi incremento della disoccupazione, conferma una maggiore fiducia). Piatto è il mercato del lavoro per i 35-64enni.

Buone notizie, ma

Su base annua l’occupazione risulta in crescita (+1,2 per cento, pari a +285 mila unità), l’espansione riguarda sia le donne sia gli uomini di tutte le classi d’età, tranne i 35-49enni. La crescita nell’anno è trainata dai dipendenti (+325 mila unità nel complesso) e in particolare dai permanenti (+283 mila), mentre calano gli autonomi (-41 mila). Nell’arco dei dodici mesi, l’aumento degli occupati si accompagna a un calo sia dei disoccupati (-7,1%, pari a -194 mila unità) sia degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-1,5%, pari a -203 mila). I dati dell’Istat non possono che definirsi positivi. Anche se i festeggiamenti sono prematuri. Il tasso di occupazione è sì al massimo storico, ma resta il penultimo d’Europa (solo la Grecia fa peggio). L’inattività al 34 per cento è tra le più alte del continente e prosegue intatto il dramma dei 15-24enni: tre su quattro un lavoro non ce l’hanno e neppure lo cercano.

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