Carenze manutentive che limitano la portata d’acqua, complicati iter burocratici, “gravi inottemperanze” nella normativa sui lavori pubblici e una “generalizzata carenza gestionale dei grandi invasi in Sicilia”. Lo scrive l’Anac, l’autorità nazionale Anticorruzione, nel rapporto annuale presentato al Parlamento. Nella Regione con più casi di corruzione d’Italia, ben 29 nell’ultimo triennio sui 152 registrati in tutto lo Stivale, la gestione dei grandi invasi merita un paragrafo dedicato. Tutto è partito da degli esposti relativi a criticità gestionali e di sicurezza negli invasi di Comunelli, in provincia di Caltanissetta tra Butera e Mazzarino, e di Gibbesi che ricade nel territorio di Sommatino, in provincia di Agrigento. Ma da questi l’autorità ha allargato il campo analizzando anche le altre dighe in carico al Dipartimento acque della Regione siciliana.

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Grandi invasi: sono 25, e tutti con problematiche

L’isola conta 25 grandi invasi, 23 dei quali creati da altrettante dighe. Ma fra queste, solo 8 risultano in esercizio normale, 4 hanno la quota d’invaso limitata e 11 sono in esercizio sperimentale. Tutte sono soggette a limitazione d’invaso, registrano delle criticità dovute soprattutto alla funzionalità degli scarichi oppure alle condizioni di stabilità dei versanti dell’invaso, secondo quanto ricostruito da Anac. E nell’invaso Comunelli, come riferito dalla Direzione generale dighe della Regione in fase istruttoria all’autorità Anticorruzione, vi sono gravi deficit di sicurezza idraulica e generali carenze manutentive dell’impianto di ritenuta, con estese ed ampie lesioni presenti sul coronamento della diga. Una situazione che Anac definisce “analoga” anche per Gibbesi, e che ha portato a chiedere delucidazioni sull’intera Sicilia “storicamente afflitta da carenze idriche”. In sede di contraddittorio, le deduzioni offerte dalle amministrazioni interessate, “non sono state ritenute satisfattive dall’Autorità, appuntandosi in larga parte su questioni afferenti avvicendamenti e successioni nella gestione del parco dighe”. E nessuno degli enti succedutisi nella gestione, oggi a carico del Dipartimento per le acque regionale, avrebbe secondo l’Autorità “operato per una decisa risoluzione delle problematiche che affliggono gran parte delle dighe in Sicilia, almeno per il mantenimento delle condizioni minimali di sicurezza delle opere”.

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Atti di collaudo spariti o “forse mai esistiti”

Tra i principali appunti, l’Autorità sottolinea la “carenza e forse assenza degli atti di collaudo”. Una formula dubitativa dovuta “al grave disordine amministrativo che vede l’assenza o non disponibilità della integrale documentazione relativa agli atti tecnico–amministrativi delle dighe e numerose incertezze circa l’esistenza stessa dei collaudi statici relativi alle strutture di alcuni invasi”. E “gravi inottemperanze” sono emerse anche relativamente al rispetto della normativa sui lavori pubblici, oltreché a quella specifica per le dighe. La ridotta o nulla funzionalità degli invasi e le “condizioni precarie di sicurezza degli stessi” possono quindi per Anac ricondursi, oltre alla già evidenziata alla molteplicità degli enti gestori avvicendatisi nel tempo e alle carenze gestionali pregresse e attuali, anche a una “non adeguata destinazione di fondi per la gestione degli invasi” che sconterebbero peraltro anche “stanziamenti inadeguati”, e soprattutto alla “complessità delle procedure amministrative in uso con particolare riferimento a quelle relative all’approvazione dei progetti di gestione”.

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Dal 2019 maggiori controlli, ma in ritardo

Al termine del proprio focus sulla vicenda degli invasi, l’Anac comunica che “pur con ritardo rispetto alle segnalazioni della Direzione dighe, il Dipartimento acque e rifiuti nel gennaio 2019 si è attivato per l’affidamento di servizi di architettura e ingegneria finalizzati all’effettuazione di verifiche, indagini e studi per la messa in sicurezza e manutenzione straordinaria delle dighe”. Traqueste anche quelle Comunelli e Gibbesi che, secondo quanto comunicato da Ignazio Gibiino, presidente di Coldiretti Agrigento, stanno consentendo in questi giorni “un approvvigionamento per gli agricoltori dall’invaso Comunelli”. E in questo periodo “in cui gli agricoltori hanno bisogno di acqua per gli ortaggi, anche nell’agrigentino non ci sono stati disservizi”. I problemi di approvvigionamento per gli agricoltori siciliani restano, essendo dovuti anche a vecchi condotti di distribuzione, ma soprattutto “a una situazione che vede le dighe senza manutenzioni per aumentare approvvigionamento. Tanto che la diga Comunelli è ancora piena di fango”, afferma. Restano infine in sospeso, per la moratoria avviata dall’emergenza Covid-19, i pagamenti relativi alle cartelle esattoriali arrivate a centinaia di imprese agricole, per cifre spesso vicine alle decine di migliaia di euro. “Tutto è fermo, ma il pagamento è solo rimandato. Quel che è certo è che alcuni nostri agricoltori continuano e continueranno ad impugnarle: sono importi esosi rispetto al servizio offerto”, conclude Gibiino.

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