Il turismo è messo a dura prova e la Sicilia, in cui il comprato pesa per circa il 15 per cento, piange lacrime amare. Perché il settore possa risollevarsi occorre che tornino i turisti e che spendano il più possibile. Ecco perché la soluzione potrebbe essere il turismo di lusso. Ne sono convinti sia Giuseppe Ciminnisi, presidente di Fiavet, l’associazione delle agenzie di viaggio di Confcommercio, che il vicepresidente di Federalberghi Sicilia, Nicola Farruggio. Prima però occorre risolvere alcuni nodi, non solo sulla sicurezza. Il turismo di lusso è particolarmente legato a chi viene dall’estero. Servono quindi i voli che al momento non ci sono. Anche il turismo di massa come quello di prossimità è importante, ma in proporzione alle presenze produce un fatturato inferiore.

Concorrenza online

Non si sa ancora come e quando potrà farlo, ma il settore ha voglia di ripartire. Il colpo della crisi dovuta alla diffusione del Covid-19 è stato forte per tutto il comparto. “Ormai siamo a terra”, dice Ciminnisi. Le agenzie di viaggio hanno già avuto una prima bastonata con il blocco delle gite scolastiche, problema peraltro non ancora risolto, e poi hanno continuato a soffrire per il lockdown. Per l’eventuale riapertura “le regole non sono ancora chiare”, ma tra plexiglass, disinfezione, mascherine e tutto ciò di cui si discute, la Fiavet stima una spesa di circa mille euro per ogni agenzia. “Siamo tra le 10 e le 11 mila agenzie e diamo lavoro a 150 mila persone”, sottolinea. Senza sostegni, “si agevolano operatori internazionali come Booking o Expedia, che non pagano le tasse in Italia”.

Turisti cinesi in aumento

A questo va aggiunta l’insicurezza delle strutture e dei servizi che possono proporre: “Non riusciremo a partire facilmente e non c’è prospettiva neanche per l’anno prossimo”. Ciminnisi non ha dubbi sul fatto che ci saranno meno clienti. La crisi ha colpito tutti e “chi ha un reddito basso non può permettersi di viaggiare”, perché “non ha più ferie né soldi”. L’alternativa è all’estremo opposto: il turismo d’élite. E gli stranieri hanno un ruolo centrale, soprattutto cinesi e americani. “Vogliono tutti i confort e spendono parecchio”. I primi, in particolare, stavano arrivando sempre più numerosi “grazie anche a un accordo regionale con Ctrip, uno dei più grandi tour operator a livello mondiale”. Spendono “in media quattro mila euro a testa” e lo scorso anno ne sono arrivati “circa 200 mila”. “Ne aspettavamo 300 mila quest’anno, ma li abbiamo persi”.

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Più è lussuoso e meglio è

Proprio sul turismo di lusso straniero vorrebbero puntare gli albergatori siciliani. “Sia per la capacità di spesa di questo tipo di turisti che per la maggiore capacità di offrire sicurezza delle strutture alberghiere rispetto a un posto letto occasionale”, spiega a Focusicilia Nicola Farruggio. Già in passato il settore ha rappresentato “l’80 per cento dei fatturati” per gli albergatori siciliani. Da Federalberghi sperano quindi nel riavvio della mobilità turistica internazionale. Anche il settore luxury però subirà dei cambiamenti. Secondo Farruggio, perderà appeal il turismo esperienziale, mentre avrà più spazio il lusso tipicamente inteso sebbene molto più personalizzato per il rispetto delle norme di sicurezza. Si cercano soggiorni “che possono garantire la sicurezza”.

Speranza e consapevolezza

Con servizi personalizzati e in spazi riservati, probabilmente i turisti spenderanno anche di più che in passato. “Se ho i soldi per una bella vacanza, vorrei godermi posti mozzafiato senza calca e con servizi ad hoc”. Oltre i cinesi, la cui presenza in Sicilia è in crescita ma non consolidata, per Federalberghi gli americani sono fondamentali. Farruggio è però consapevole che non arriveranno presto: “Almeno fino a ottobre non ci saranno collegamenti tra gli Stati Uniti e l’Italia”. Il turismo di prossimità produrrebbe “poco o quasi nulla”, ma sembrerebbe l’unico che rimane. In ogni caso, “quello che riuscirà a muoversi è sempre un turismo più alto”.

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