Cura Italia, Liquidità, Rilancio e adesso “Semplificazioni”. Che sia marketing politico o esigenza d’immediatezza, i nomi dei decreti sembrano usciti dalla penna di un pubblicitario per sintetizzare i loro contenuti. Con il sostantivo (ambizioso) che lo rappresenta, anche questo provvedimento sta prendendo forma. Dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri giovedì 2 luglio, secondo quanto previsto dal premier Giuseppe Conte. Prevede una serie di misure che ambiscono a velocizzare procedure, bandi, lavori pubblici, digitalizzazione. Tante cose. Alcune, secondo la bozza, più dettagliate (come il fatto che non ci sarà il “modello Genova” auspicato dal presidente della Regione siciliana Nello Musumeci). Altre ascrivibili all’universo dei buoni propositi.

Meno appalti, più assegnazioni dirette

Semplificazione numero uno: al momento, la disciplina che regola gli appalti pubblici prevede cinque procedure diverse in base alle cifre e alla tipologia di contratto da stipulare (lavori, servizi o forniture). Si punta a “velocizzare le prime fasi” e snellire le distinzioni. Il governo propone quindi che, fino al 31 dicembre 2021, si proceda senza gara ma con l’affidamento diretto per le opere fino a 150 mila euro. Il bando non è obbligatorio neppure oltre questa cifra, a patto che si consultino almeno cinque operatori.

È vero, ci sono anche i bandi sartoriali, fatti apposta sulle misure del vincitore designato. Ma i limiti all’assegnazione diretta non sono un cruccio da burocrati: sono una soluzione pensata per evitare che si favoriscano gli amici degli amici. Sui rischi connessi alla rimozione dei lacci, il decreto Semplificazione si limita a dire che la trattativa diretta deve comunque avvenire “nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, con individuazione degli operatori in base a indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici”. La gara vera e propria parte dai cinque milioni in su, ma prevedendo deroghe (e la possibilità di assegnazione con trattativa ristretta) in casi di opere ritenute di rilevanza nazionale. Il decreto dedica poi misure specifiche per l’edilizia e gli impianti per la produzione di energie rinnovabili.

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Deroghe sì, ma senza modello Genova

Per l’attuazione delle opere non scatterà, in automatico, la nomina di commissari. Le amministrazioni avranno ampie deroghe, ma l’assetto adottato per la ricostruzione dell’ex ponte Morandi non verrà replicato se non, come afferma l’articolo 9 della bozza, “per interventi infrastrutturali caratterizzati da un elevato grado di complessità progettuale, da una particolare difficoltà esecutiva o attuativa, da complessità delle procedure tecnico-amministrative” o che comportino “un rilevante impatto sul tessuto socio-economico del territorio”.

Chi fa (non) sbaglia: abuso d’ufficio e danno erariale

Ci sono tre articoli che modificano il perimetro di abuso e danno erariale. L’obiettivo è evitare che i lavori siano frenati dalle titubanze dei funzionari pubblici, preoccupati di finire sotto l’occhio di una procura o della Corte dei Conti. L’articolo 15 limita, fino al 31 luglio 2021, “la responsabilità dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica per l’azione di responsabilità al solo profilo del dolo per le azioni e non anche per le omissioni”. Tradotto: se si fa qualcosa (azione) l’eventuale responsabilità sussiste solo se il responsabile ha piena coscienza delle conseguenze (dolo). Non è invece perseguibile nel caso in cui questa coscienza manchi (colpa). Entrambe le connotazioni, però, vengono mantenute in caso di “omissione” (cioè quando l’accusa muove da mancanze piuttosto che da azioni). In pratica, come spiega lo stesso decreto, si crea un quadro nel quale ci sono “maggiori rischi di incorrere in responsabilità in caso di non fare (omissioni e inerzie) rispetto al fare”.

La stessa ratio (penalizzare chi sta fermo e proteggere chi si muove, a prescindere da come lo faccia) guida l’articolo 16, con il quale si introduce una “nuova forma di controllo” in capo alla Corte dei Conti. Potranno essere accertate e punite “le disfunzioni, le inerzie e le devianze attuative che sovente si riscontrano nei procedimenti aventi a oggetto l’erogazione di contributi o il trasferimento di risorse a soggetti pubblici o privati destinati al finanziamento di spese di investimento”. La Corte dei Conti potrà anche nominare “un commissario ad acta per la rimozione dell’inerzia”.

L’articolo 17 modifica l’abuso d’ufficio, quindi la disciplina penale. Acquisiscono rilevanza solo le violazioni di “specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge”, senza “margini di discrezionalità”. Non ci può essere un’accusa ampia, ma deve essere molto precisa, “al fine di definire in maniera più compiuta la condotta rilevante ai fini del reato”.

Semplificate le procedure antimafia

Vengono semplificate, sempre fino al 31 luglio 2021, le procedure di certificazione antimafia, che si esauriscono nell’incrocio di informazioni già presenti nelle banche dati della pubblica amministrazione. In pratica, si velocizza la procedura di rilascio, optando poi per una eventuale “revoca del beneficio o dell’agevolazione” nel caso in cui “la documentazione successivamente pervenuta accerti la sussistenza di una delle cause interdittive”.

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Pronti, Via

Il decreto punta a velocizzare le procedure di Valutazione di impatto ambientale (Via). “L’attuale normativa – si legge nella bozza – prevede tempi di durata della procedura molto lunghi (pre-screening otto mesi circa, valutazione Via venti mesi circa, fase di consultazione 15 mesi circa, provvedimento unico ambientale circa 28 mesi) che, nella realtà, diventano ancora più lunghi arrivando a toccare anche punte estreme di 10 anni circa”. È quindi una “necessità” abbattere i tempi. Nel caso di opere comprese nel Programma Nazionale Integrato Energia e Clima, è possibile attivare una “procedura speciale accelerata”, affidandola a una commissione composta da dipendenti pubblici.

Un fondo anti-interruzione

Il decreto dovrebbe battezzare il “Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche”. Non serve a pagare le opere (le risorse, abbondanti, arriveranno da altre fonti). Anche se i soldi ci sono, però, i lavori potrebbero bloccarsi per “mancanza temporanea di risorse pubbliche (in attesa della erogazione di un finanziamento o per altra causa)”. È in questi casi che entra in azione il fondo, una sorta di ponte finanziaria che assicurerebbe continuità al cantiere.

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Le promesse su banda larga e digitalizzazione

L’articolo 30 della bozza è dedicato alla semplificazione e all’accelerazione dei cantieri per la banda larga. Non è la prima volta che questo obiettivo viene fissato. Adesso potrebbero esserci non solo i fondi ma anche la volontà politica di arrivare fino in fondo. Il lockdown ha davvero evidenziato quanto una connessione decente faccia la differenza nella vita quotidiana, sul lavoro e – in generale – nella risposta all’emergenza. Ma in passato il passaggio dalla volontà ai gigabit è stato tanto semplice nelle parole quanto ostico nei fatti.

Nel titolo dedicato alla digitalizzazione, il decreto indica molti buoni propositi e molte meno atti definiti. Diventa “obbligatorio”, per le pubbliche amministrazioni, dotarsi di “sistemi con modalità idonee a consentire l’accesso da remoto ai propri dipendenti e favorire così il lavoro agile (smart working)”. E poi tanti obiettivi, nobili, sacrosanti ma già sentiti (sperando che questa volta si realizzino): spingere pec, archiviazione, firma e domicilio digitali, e obbligare le Pa a offrire servizi in modalità digitale tramite Spid e carta d’identità elettronica.

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