Per contrastare la crisi recuperare il federalismo

Il disegno federalista e le disposizioni costituzionali sull’autonomia di Regioni ed enti locali sono rimasti sostanzialmente inattuati: l’autosufficienza finanziaria non si è realizzata

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Nell’attuale fase di emergenza sanitaria ed economica risulta decisiva l’efficienza dei poteri pubblici, ed in particolare dei c.d. enti di prossimità, titolari di fondamentali competenze in materia di sanità, welfare e sviluppo locale e chiamati a fornire prestazioni e servizi essenziali alle collettività territoriali. Non a caso la devoluzione verso regioni ed enti locali di consistenti quote di potere normativo, amministrativo e finanziario realizzata con la riforma costituzionale del 2001 è stata concepita per rendere più efficiente l’esercizio dei poteri pubblici, sull’assunto che se i servizi e le prestazioni pubbliche fornite alle comunità territoriali ed il prelievo tributario vengono gestiti dal governo locale i cittadini sono in grado di valutare quanta ricchezza gli viene prelevata e come vengono spese le risorse, e ciò dovrebbe indurre gli amministratori a eliminare gli sprechi, ad aumentare l’efficienza e a valutare attentamente l’equilibrio tra il carico fiscale e il livello qualitativo e quantitativo dei servizi offerti.

Tuttavia il disegno federalista e le disposizioni costituzionali sull’autonomia di Regioni ed enti locali sono rimasti sostanzialmente inattuati: l’autosufficienza finanziaria non si è realizzata, gli stringenti vincoli finanziari hanno limitato l’autonomia di spesa degli enti decentrati, i controlli, le sanzioni e le forme di responsabilizzazione degli amministratori territoriali si sono rivelati inefficaci, le difficoltà della finanza pubblica hanno ostacolato la realizzazione del principio del finanziamento integrale delle funzioni regionali e locali e le regole di armonizzazione contabile sono rimaste incompiute e continuano troppo spesso ad essere aggirate. In Sicilia la Corte dei conti da diversi anni rileva l’insufficienza strutturale delle risorse rispetto ai costi di esercizio delle funzioni regionali e locali, la gestione poco efficiente delle entrate, la percentuale troppo alta di spesa corrente (in primo luogo di quella di personale), il continuo incremento di enti territoriali in dissesto, pre-dissesto, condizioni di deficit strutturale.

Questa diffusa difficoltà, peraltro, non riguarda soltanto piccoli centri ma anche grandi città come Catania e Messina, e le ex province, e si ripercuote sulle condizioni di vita di oltre un milione di cittadini, circa il 20 per cento della popolazione. I gravi squilibri di bilancio degli enti locali rischiano di compromettere il regolare esercizio delle funzioni, privando le comunità territoriali di servizi e prestazioni essenziali, e comportano, fra l’altro, l’incremento nella misura massima dei tributi locali e delle tariffe, il blocco di tutte le spese non obbligatorie, e l’impossibilità per le imprese di riscuotere i propri crediti da queste amministrazioni.

Questa difficile situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi a causa della grave crisi economico finanziaria prodotta dall’epidemia influenzale in atto e della prevedibile riduzione del gettito dei tributi e dai servizi a domanda individuale. Molte entrate locali, infatti, sono strettamente collegate all’andamento dell’economia territoriale e ad alcune delle attività più colpite dall’emergenza, e di conseguenza il blocco del turismo e di gran parte delle attività produttive, le difficoltà economiche di cittadini ed imprese, la riduzione del traffico veicolare comporteranno certamente una notevole riduzione del gettito delle imposte di soggiorno, della Tosap e dei canoni corrisposti da negozi, bar e ristoranti con tavoli e strutture all’aperto, mercati e da tutte le attività che occupano suolo pubblico, della tassa sulla pubblicità, dell’addizionale Irpef, della Tari (che finanzia la gestione dei rifiuti), dell’Imu da imprese e attività commerciali, delle tariffe dei parcheggi e delle multe e sanzioni per violazioni al codice della strada.

L’allentamento dei vincoli del Patto di stabilità, la revisione della disciplina sugli aiuti di Stato, il programma di aiuti che le istituzioni europee si apprestano a varare, e la politica monetaria espansiva annunciata dalla BCE che dovrebbe immettere nei sistemi nazionali consistenti risorse (circa 750 miliardi), potrebbero fornire agli enti locali risorse preziose, ma non si conoscono ancora i tempi necessari per l’attuazione di queste misure e per la definizione dei criteri di distribuzione delle risorse tra gli Stati membri e tra i diversi territori. Intanto la drammatica situazione della finanza locale impone la necessità di misure urgenti per far fronte alla deficitarietà strutturale dei bilanci e alla grave carenza di liquidità.

Le anticipazioni di liquidità disposte a favore degli enti sub statali i meccanismi di flessibilizzazione delle regole contabili e di gestione dei bilanci e le altre misure di “pronto intervento” approvate in queste settimane potrebbero prevenire il default di molte amministrazioni locali, ma per garantire l’efficiente gestione delle prestazioni e dei servizi pubblici risulta indispensabile adottare misure strutturali: equa ripartizione delle risorse e dei sacrifici finanziari tra tutti i livelli di governo in ragione della effettiva capacità contributiva, aggiornamento delle banche dati degli enti locali e revisione dei contratti con cui sono state devolute a soggetti privati attività connesse al prelievo tributario, adozione di strumenti e procedure di riscossione che consentono di recuperare quote considerevoli dei crediti tributari in tempi ridotti rispetto all’iter delle cartelle esattoriali; concreta attuazione del criterio dei costi efficienti e delle regole di spending review e sulla performance dei dipendenti (che riconoscono benefici solo a chi consegue davvero gli obiettivi), svolgimento di funzioni obbligatorie in forma associata, premi alle amministrazioni virtuose e sanzioni a carico di quelle che spendono troppo e male e non incassano il dovuto, standardizzazione e istituzionalizzazione delle buone pratiche di gestione finanziaria e delle forme di collaborazione con l’Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza, formazione del personale, interscambio informativo dei dati tributari, interventi concreti e controlli sulla razionalizzazione delle società partecipate.

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