Il quadro potrebbe variare in caso di nuove ondate, ma il governo dà il via libera a “tornare in classe in massima sicurezza il 14 settembre”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, durante la quale è stato ufficializzato l’accordo tra la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e le Regioni sulle linee guida da adottare. Resta “di primaria importanza” il distanziamento di un metro tra gli alunni. Passando dal Recovery Fund, l’Italia avrà a disposizione, ha spiegato Conte, “un ulteriore miliardo per nuovi investimenti”. Sarà utilizzato “per una scuola più moderna, sicura e inclusiva”.

Mascherine obbligatorie?

Le mascherine in classe saranno obbligatorie? Le linee guida rimandano al Comitato tecnico scientifico: “Almeno due settimane prima dell’inizio dell’anno scolastico, aggiornerà, in considerazione del mutato quadro epidemiologico, le proprie indicazioni in merito all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale per gli alunni e per gli insegnanti all’interno dell’aula, e/o negli spostamenti e nella permanenza nei locali comuni”. Quindi ancora nessuna decisione.

Autonomia agli istituti

Ciascun istituto potrà attingere alla flessibilità già prevista da tempo. Significa poter decidere se aprire la scuola il sabato o meno, di “riconfigurare la classe in più gruppi”, di organizzare una “frequenza in turni differenziati”. Insomma: si potranno adottare misure che puntano a limitare l’affollamento senza penalizzare il programma scolastico. Potranno essere “scaglionati” sia gli ingressi che le uscite, per evitare assembramenti. Sono tutti compiti che potrebbero richiedere un “adeguamento” temporaneo dell’organico.

“Non disperdere” l’e-learning

Quanto alle nuove tecnologie, “non vanno disperse” le competenze acquisite durante il lockdown. Questo non vuol dire che si tornerà alle lezioni a distanza ogni giorno, ma che il ministero spingerà per avere modelli e metodologie “innovative” e “inclusive”.

Azzolina: “Sogno meno alunni per classe”

“Sogno una scuola con meno alunni per classe, più docenti e più specializzati”, ha affermato Azzolina. “Ad esempio nella scuola primaria vorrei un docente laureato in inglese. Più insegnanti specializzati abbiamo, più il futuro dell’Italia sarà raggiante”. Soddisfatto Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, che parla di “un ottimo risultato”. “Le Regioni hanno avuto un ruolo determinante nella costruzione di un Piano scuola 2020-2021 che rispondesse il più possibile alle diverse esigenze dei docenti e dei dirigenti scolastici, degli studenti e degli enti locali”. Bonaccini ha però ricordato che il piano va applicato o rischia di rimanere un elenco di buoni propositi. E per farlo servono “risorse adeguate” (il miliardo del REcovery Fund), “un aumento netto di organico docente e Ata” e “un aumento temporaneo dei contingenti, per realizzare un rafforzamento di ‘organico per l’emergenza’, che permetta di affrontare al meglio il delicato anno scolastico alle porte”.

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