Un numero: 2627. Sette al giorno. Sono le infrazioni del “mare illegale” individuate in Sicilia nel 2019. Cemento sulla costa, scarichi inquinanti, pesca di frodo: la Regione è terza nella disonorevole classifica stilata dal rapporto Mare Nostrum, nel quale Legambiente ha raccolto i dati provenienti da forze dell’ordine e capitanerie di porto. Più di un’infrazione su dieci è siciliana. Solo Puglia e Campania fanno peggio. Ci sono stati 2.344 denunce o arresti e 605 sequestri. Con il sospetto (più che fondato) che quanto emerso dalle indagini sia solo un frammento.

Reati contestati in crescita del 15 per cento

Nel 2019 sono stati ben 23.623 i reati contestati in tutta Italia, il 15,6 per cento in più rispetto all’anno precedente. Sono state 22.564 le persone denunciate o arrestate e 6.486 sequestri, per un valore economico che ammonta a circa 520 milioni di euro. Oltre la metà di tutte le infrazioni si concentra in Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. È vero che sono tra quelle con territori costieri più ampi, ma sono anche, sottolinea Legambiente, “le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa”. La classifica nazionale per numero assoluto di reati contestati vede in vetta la Campania, che primeggia tanto nella classifica del cemento che in quelle dell’inquinamento e della navigazione fuorilegge. La Sicilia ha invece il primato nella pesca di frodo. Se si valuta il numero di reati in rapporto ai chilometri di costa, sale al primo posto la Basilicata, con 10,7 reati a chilometro, seguita dal piccolo Molise, con 10,5 reati a chilometro, e, al terzo posto, la Campania con dieci.

Costa di cemento

Nel 2019, l’abusivismo edilizio e i reati legati al ciclo del cemento si sono confermati i più sanzionati hanno dominato a livello nazionale, con più di quattro infrazioni su dieci. Sono più di 10 mila, cioè oltre sette al giorno. In Sicilia sono state 933, con 505 tra arresti e denunce e 268 sequestri. L’abusivismo si mantiene forte, ma cambia. “Se è finita l’epoca dei grandi alberghi e dei villaggi turistici senza regole, se non sorgono più mega lottizzazioni come nei decenni passati, è sempre viva la tentazione di ‘tirare su’ edifici senza permesso”. Molti sono i casi siciliani citati dal rapporto. A Triscina, la località marina di Castelvetrano, in provincia di Trapani ci sono oltre 5 mila case illegali. Sul lungomare di Marsala ci sono almeno 500 immobili colpiti da un ordine di abbattimento. Ma gli abusivi, ogni volta che le autorità passano all’azione, protestano passando dai tribunali (che bloccano gli abbattimenti in attesa di una sentenza) o dai blocchi stradali. Nell’Oasi del Simeto, a Catania, le demolizioni si affiancano a nuove costruzioni, tra le quali la villa del figlio di un boss, “con piscina, centro benessere, maneggio e alloggio per il guardiano, sequestrata a fine novembre dalla polizia”.

Il lago Gornalunga nella zona protetta dell’Oasi del Simeto

Assalto alle isole

Mare Nostrum ha indicato anche i molti casi che riguardano le isole siciliane. Salina, “per molti anni esempio di buona gestione ambientale”, “rischia di vedersi sfregiata da un porto turistico da 200 posti barca nella rada di Rinella”. Sempre nelle Eolie, “non è immune dal cemento illegale nemmeno Vulcano, dove a settembre i carabinieri hanno denunciato diciotto persone a causa di costruzioni realizzate in aree vincolate “senza lo straccio di un’autorizzazione”. Dopo molti anni, le ruspe si sono messe in azione a Lampedusa, “dove per decenni si è costruito senza regole”. Ma l’abbattimento è sospeso perché gli abusivi hanno impugnato davanti al Tar i provvedimenti del Comune. Di nuovo tutto fermo.

Da Carini a Licata: gli esempi virtuosi

La speranza arriva dai luoghi dove “il ripristino della legalità fa il suo corso”. Legambiente cita Carini, in provincia di Palermo, dove l’amministrazione conduce “un lento ma continuo progetto di liberazione del lungomare dalle case abusive”. A Licata, nell’agrigentino, proseguono le demolizioni avviate nel 2016, così come a Bagheria e a San Vito lo Capo.

Sicilia primatista di pesca illegale

Se nella maggior parte delle regioni la maggior parte delle infrazioni riguarda il cemento, in Sicilia il primato va alla pesca illegale. I 1204 reati contestati nell’isola rappresentano quasi un quarto di quelli individuati in Italia. La seconda regione in classifica, la Campania, ne ha registrati poco più della metà. A livello nazionale, la pesca di frodo ha portato al sequestro di 555 tonnellate di pescato, quasi 69 chilometri di reti killer e oltre 7500 attrezzi. Sono state sequestrate oltre 553 tonnellate complessive di pescato. Si tratta però di minuzie rispetto al movimento che ruota attorno alla pesca illegale. Lo testimonia il fatto che in Sicilia i sequestri sono stati appena 41. A sud di Alicudi e Filicudi un peschereccio è stato sorpreso dalla Capitaneria di porto nella fase di recupero di una rete da posta (un muro di maglie di diversa misura) illegale di circa 7.500 metri di lunghezza, mentre sempre a nord delle Eolie il personale della Capitaneria ha trovato una rete da pesca illegale lunga diversi chilometri. Tra i possibili nascondigli dell’attrezzatura, c’è proprio il fondale. A Sant’Agata di Militello (Messina), sono state rintracciati contenitori “conservati” a otto metri di profondità, in attesa di essere recuperati. La Guardia di finanza ha sequestrato a Catania la carcassa di uno squalo di circa trent’anni, lungo quasi quattro metri e destinato a essere venduto illegalmente come pesce spada

Scarichi (in)civili

La Sicilia ha registrato 421 infrazioni legate a scarichi e depuratori illegali. Si tratta non solo di impianti industriali ma anche di “scarichi civili”. Cioè case e alberghi. L’inquinamento da cattiva depurazione, scarichi fognari e idrocarburi rappresenta la seconda voce del mare illegale di questa edizione di Mare Monstrum, per un totale di 7.813 infrazioni contestate, pari a un terzo delle illegalità accertante, con ben 9.433 persone denunciate o arrestate e 3.177 sequestri. Prima è anche in questa classifica la Campania, con un quarto dei reati. Secondo i dati dell’Istat, poco più del 44 per cento dei Comuni italiani è dotato di un impianto di depurazione adeguato agli stardard imposti dall’Unione europea. La situazione peggiore, da questo punto di vista, è proprio in Sicilia, dove i Comuni senza depurazione (non carente, proprio senza) sono 75 e costituiscono il 13 per cento della popolazione regionale.

Infrazioni al codice di navigazione

Chiude il quadro il reato di infrazione al codice della navigazione, che rappresenta il 2,4 per cento del totale, con 571 infrazioni (69 delle quali in Sicilia) e altrettante persone denunciate in un anno, tra diportisti che oltrepassano i divieti di tutela delle aree marine più delicate o pirati che minacciano la sicurezza di altri natanti o dei bagnanti lungo le spiagge. La Campania, di nuovo, è in vetta con il 60 per cento delle infrazioni.

L’illusione del lockdown

“Per qualche mese ci siamo illusi che qualcosa potesse cambiare”. Legambiente apre il suo rapporto con quella che definisce una “illusione”. Durante il lockdown, “abbiamo assistito a come la natura, senza la nostra invadente presenza, in molti casi si sia ripresa i suoi spazi”. Si è trattato di una “dimostrazione di quanto incida negativamente la pressione antropica sull’ecosistema e, ancor più, di quanto sia devastante l’impatto delle attività illecite”. E anche se non ci sono ancora dati relativi al 2020, Legambiente rileva quanto è già visibile agli occhi: “In assenza di scarichi industriali, i fiumi si sono rapidamente ripuliti, salvo poi, pochi giorni dopo la ripartenza, tornare a subire l’avvelenamento da parte degli ecocriminali”.

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