Il via libera a bagni a mare e all’apertura dei lidi dovrebbe arrivare con il decreto del presidente della Regione Nello Musumeci, ma ad oggi non c’è nulla. Rimane vietato sia il bagno al mare, per tutti i cittadini in ogni parte della Sicilia, che l’apertura ufficiale degli stabilimenti balneari. Nel frattempo si è concluso il primo weekend che permetteva la riapertura dei servizi collaterali nei lidi come bar e ristoranti, ma “quasi nessuno ha aperto, non siamo ancora pronti”, afferma Ignazio Ragusa, presidente regionale del sindacato balneari di Confcommercio. La categoria comunque, a differenza di altre, non si sente abbandonata dal governo regionale e parla di “lungimiranza” delle scelte, anche a proposito dell’azzeramento dei canoni demaniali.  Tuttavia non sembrerebbero comunque sufficienti né i tempi né le direttive e ci sarebbero delle incongruenze da risolvere.

Vietato il bagno al mare

“La stagione balneare ogni anno inizia i primi di maggio, ma questo è un anno particolare e il decreto dell’assessore alla sanità, Ruggero Razza, che annuncia la salubrità delle acque siciliane, non c’è ancora”. Significa che nessuno può fare il bagno a mare, almeno non secondo legge. Un aspetto spesso non valutato dai cittadini che con il primo caldo ne approfittano per un bagno rinfrescante ma che in realtà non potrebbero farlo se prima non viene dato il via libera ufficiale. “Ci sono dei punti campione standard che devono essere analizzati da chi di competenza, solo dopo l’assessore emana il decreto, ma è così ovvio che arriva ogni anno che nessuno ci pensa”. Di nero su bianco ancora non c’è nulla. Il decreto è stato sospeso a causa del lockdown e lo si attende a breve. Il rappresentante dei lidi comunque si dice ottimista e “probabilmente sarà emanato insieme a quello per la riapertura dei lidi”.

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I lidi riaprono il 6 giugno, ma manca l’ordinanza

Per le strutture balneari è stata concordata e annunciata la data del 6 giugno per riaprire i battenti. E dai primi di maggio, secondo indicazioni regionali, avrebbero potuto cominciare a organizzarsi in previsione. Direttive “lungimiranti da parte del governo regionale” le definisce Ragusa che loda Musumeci anche per avere accordato alla categoria linee guida “più morbide” rispetto a quelle dell’Inail. Una decisione “essenziale” per permettere la reale ripartenza dei lidi che “altrimenti non avrebbe riaperto nessuno”. Nonostante tutto però, il tempo sembra non bastare mai. Si corre per arrivare in tempo preparati, ma secondo le previsioni del rappresentante della categoria “sono davvero pochi quelli che riusciranno a riaprire il 6 giugno”. Quello che in genere si organizza in circa tre mesi lo so sta facendo in uno.  La data più probabile è qualche giorno dopo e “a Catania la stagione sarà dal 16 giugno al 13 settembre”.

Riaperti i servizi collaterali, ma “avvio lento”

Per la prima volta, lo scorso fine settimana, invece, è stato possibile riaprire le attività collaterali a quelle della balneazione. Parliamo di bar e ristoranti dei lidi ma sembra che non sia andata proprio bene. La maggior parte non ha riaperto, nessuno a Catania, e in generale si tratta di “un avvio lento”, come lo definisce Ragusa. E le motivazioni sono le stesse di bar e ristoranti fuori dalle strutture balneari: poca affluenza e difficoltà ad adattarsi alle linee guida. Nonostante le previsioni economiche per i prossimi mesi non siano proprio rosee, per Ragusa “è positivo il dialogo con la Regione, e per fortuna la virulenza sta scemando”. Questo significa che “se continua a diminuire più avanti nel tempo si andrà e meno restrittive saranno queste regole”.

Rimangono incongruenze

Rimango comunque delle incongruenze sebbene “le stiamo risolvendo”. Tre le altre, non è chiaro se l’attività, permessa, di incontrare i clienti per l’abbonamento della cabina e l’offerta dei servizi si possa fare la domenica. “Ad oggi i lidi non rientrano tra le strutture che possono rimane aperte nei festivi eppure è il giorno prediletto dalle famiglie che, insieme, vengono a scegliere”. Ragusa parla di circa il 70 per cento dell’utenza per la domenica e del restante 30 per cento durante la settimana. Il rischio è quello di essere multati.

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